Transizione 1986

economica globale, fine dell ’ egemonia americana, abbandono delle speranze di costruzione di un “ nuovo mondo ” o di un “ socialismo riformato ” — hanno però dato origine ad una crisi profonda del l'intero modo di vita occidentale, crisi che Heller e Fehér non disconoscono, ma che tuttavia si rifiutano di prendere sul serio. Non vogliono insomma prendere atto del fatto che l ’ universo spiri tuale che noi chiamiamo “ Europa ” può perire anche senza un ’ in vasione russa (non è un caso, a mio avviso, che essi rimproverino a Castoriadis, che un è analista obiettivo, il “ tono tragico e pessimi sta ” del suo libro). Questo ottimismo esplicito non consente a Fehér e Heller di dire con chiarezza che la crisi dell ’ occidente finora si è manifestata soltanto in Europa: ciò che essi infatti considerano la disfatta dell ’ occidente non è altro che la disfatta dell ’ Europa. Essi stessi vedono il consenso (ora declinante) del dopoguerra determinato dai seguenti momenti: a) fede nella rivoluzione tecnologica che porterebbe ad una af- fluent society (società opulenta); b) fede nella possibilità di regolare scientificamente il capitali smo; c) fede nel welfare state come garanzia di sicurezza vitale e socia le. Per quanto concerne il punto a), tale fede è nell ’ America di oggi più forte che mai, mentre per quanto riguarda i punti b) e c), si tratterebbe di una fede condivisa esclusivamente dai popoli eu ropei. La crisi che nasce dal tramonto di tale fede, è pertanto una crisi europea. Un punto importante, in cui emerge appieno la scorretta argo mentazione del libro, è la descrizione delle conseguenze concrete di un disarmo unilaterale dell ’ Europa. Pur non escludendo a priori la possibilità di uno scenario simile a quello da loro descritto, sono però fondamentalmente convinto che quella dell ’ invasione russa dell ’ Europa è una visione altrettanto apocalittica di quella deirolo causto nucleare. Come si spiega questa anti-apocalisse? Da un lato essa nasconde una enfatizzazione della parola d ’ ordine “ meglio ros si che morti ” , i cui sostenitori sono una minoranza irrilevante all ’ interno del movimento antinucleare e che non rappresentano certamente un pericolo; una visione questa certo attraente, che tuttavia nasce da un punto di vista fondamentalmente sbagliato. Infatti, per l ’ Europa centro-orientale, le conseguenze di uno scena rio anche “ mitigato ” rispetto a quello prospettato sarebbero fatali. Questo aspetto si ricollega al terzo punto della mia critica. Il 41

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