Transizione 1986

a priori; nessuno ha suggerito di focalizzare l ’ attenzione dei piani sulla trasformazione urbana piuttosto che sulla espansione, sulla polarizzazione dei nuovi interventi in aree ristrette cui affidare una funzione strategica, né sulla elasticità normativa da far prevalere diffusamente nella stragrande maggioranza dei tessuti esistenti o nei pochi previsti ex-novo. Queste sono però le scelte che si leggono chiaramente nei piani presentati. Che le aree da me definite ad «azione intensiva» siano state di volta in volta battezzate aree «programma» o «interstizia li», «sistema dei luoghi centrali», aree di «spina» o di «retrovia», conta assai poco; così come conta poco la diversità degli espedienti normativi adottati per realizzare l ’ obiettivo comune dell ’ integra zione funzionale e della elasticità attuativa nella gran parte dei tessuti esistenti, cui si vuol garantire una graduale, non traumati ca, trasformazione qualitativa. Anzi, il fatto che tale omogeneità di strategie di piano sia rilevata a posteriori, dall ’ esame dei piani presentati, ne fa in qual che modo crescere il significato. Perché, evidentemente, queste scelte generali largamente condivise, nascono per certi aspetti da una comune esperienza di pianificazione e gestione urbanistica ri formista; e per altri aspetti dalle nuove esigenze che il divenire urbano pone sul tappeto e sono affrontate da un approccio che non rinnega quello della seconda generazione, ma lo sviluppa e lo integra. È per questi motivi che la mobilità viene considerata da tutti questi piani un fattore strategico produttivo e sociale, una compo nente strutturale e non solo, come nel passato, una semplice neces sità funzionale della città e del territorio. Così come la difesa dei valori naturali, propria dei piani emiliani della seconda generazio ne, diventa oggi proposta organica di «sistemi ambientali», natura li e perfino artificiali (l ’ anello verde a nord di Bologna), più che la mera previsione di verde localizzato. E come l ’ elasticità polifun zionale e l ’ importanza della qualità morfologica correggono ritardi ed errori dell ’ urbanistica razionalista, che ha subito in Emilia-Ro magna una lunga verifica non certo ideologica, né dettata dalle mode correnti. Dai piani presentati alla seconda Rassegna urbanistica regiona le non sembra emergere, come qualcuno ha suggerito pessimisti camente, la sottovalutazione dei temi legati alla problematica im mobiliare così radicata in Emilia-Romagna negli anni ’ 60 e ’ 70. C ’ è piuttosto una analisi corretta della riduzione di peso subita 64

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