Transizione 1986
toriale, da raggiungere non attraverso espansioni marginali, ma con trasformazioni interne alla città consolidata. Nelle aree ad azione intensiva finiranno per collocarsi più i grossi investimenti privati e pubblici che il medio risparmio o la gestione corrente del comune. In esse il regime immobiliare creato dal piano dovrà garantire l ’ indifferenza dei proprietari di suoli e di edifici attribuendo ad essi, pro-quota, l ’ edificabilità privata e pubblica, le cessioni di aree e gli oneri di urbanizzazione. Quasi sempre, con accorgimenti anche assai diversi, il piano pone in risalto la problematica morfologica già nella fase generale, allo scopo di garantire da un lato un rapporto consapevole con i circo stanti tessuti edificati e di offrire dall ’ altro una immagine di parti colare qualità urbana ai nuovi insediamenti. Tutto intorno a questi poli di trasformazione strategica, i tes suti della città esistente e le modeste espansioni previste dai piani costituiscono le aree che ho definito ad azione estensiva. In esse tutti i piani programmano un completamento e un adeguamento morbido, graduale, capillare, stimolando sempre le iniziative priva te e pubbliche a realizzare una maggiore polifunzionalità dei tessu ti. A questo scopo le normative previste promuovono variamente una disciplina più elastica che nel passato, mirata a realizzare una nuova integrazione funzionale, cioè una certa diffusione nei tessuti residenziali e industriali delle funzioni terziarie più minute per il servizio alle persone e alle imprese. Nelle aree ad azione estensiva andranno probabilmente a collo carsi gli investimenti del medio e piccolo risparmio privato, le spese più quotidiane dell ’ operatore pubblico. Il regime immobilia re in queste aree resta ancora sotto la spada di Damocle della questione legislativa irrisolta, anche se la diffusa politica dei servi zi realizzata dai comuni dell ’ Emilia-Romagna negli ultimi venti anni rende meno drammatica la prospettiva futura. Più trascurata in queste aree la recente problematica morfologica: anche se in taluni casi — Cesena, Misano, Riccione ad esempio — le defini zioni formali del piano costituiscono un preciso supporto alla nor mativa di integrazione funzionale nei tessuti esistenti. 7. Omogeneità o diversità dei nuovi piani in Emilia-Romagna L ’ omogeneità del modello di intervento urbanistico che ho appena esaminato non nasce da una indicazione disciplinare dettata 63
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