Transizione 1986

me uomo di partito, aderisce ai programmi del partito per il quale è stato eletto, e si identifica con l ’ interpretazione dei problemi politici elaborata dal suo partito (in base a tale identificazione agisce); come membro della classe politica cerca di mantenere un equilibrio tra il bisogno di essere rieletto, la propria opinione di ciò che è meglio per la comunità dei cittadini, la necessità di alleanze con altri membri della classe politica 10 . Nonostante queste premesse escludano la possibilità di una interpretazione della rappresentanza come relazione interindividua le, è tuttavia frequente che le ricerche sulla rappresentanza parta no da assunzioni individualistiche. Cosa che K. Prewitt e H. Eulau spiegano con l ’ impostazione culturale individualistica della conce zione politica liberal-democratica, e con la congenialità di tali as sunzioni con la metodologia di ricerca che assume l ’ individuo come unità empirica di analisi 11 . Se una teoria della rappresentanza deve assumere come proprie unità di analisi le due collettività — dei rappresentanti e dei rappresentati — , essa deve pure farsi carico delle differenze, più che delle somiglianze, fra le due collettività: quelle differenze co siddette di status ’ 2 , che riguardano i rapporti di sovraordinazione e subordinazione. Al posto dell ’ assunzione che esista una qualche somiglianza di base fra rappresentanti e rappresentati (Eulau, nel contributo appena citato, definisce questa un ’ assunzione «democra ticamente gradevole ma falsa»), servirà di più assumere, all ’ oppo sto, che esiste fra loro una differenza fondamentale (è il momento dell ’ elezione a produrla), e che sono i rappresentanti, più che i rappresentati, ad imprimere alla relazione il suo corso 13 . Ma che cosa accade nelle elezioni, occasione in cui trova con ferma formale la differenza governanti/governati? Nell ’ interpre tazione degli autori cui ho fatto riferimento fin qui, esse non costituiscono il momento per l ’ assegnazione di un mandato da parte dei cittadini (il cui oggetto sarebbe la realizzazione di ri chieste dei cittadini medesimi), né rappresentano il momento per la revoca del rappresentante che a quelle richieste non si è con formato. La proposizione che in democrazia il «popolo» è portato re di opinioni definite e razionali le quali vengono condotte ad effetto scegliendo i rappresentanti che si occuperanno di tradurle in pratica: questa proposizione, che pure è alla base della teoria classica della democrazia 14 , tuttavia spiega poco o nulla del fun zionamento concreto delle democrazie rappresentative e, in partico lare, del ruolo che le elezioni sono chiamate a svolgervi. 103

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