Transizione 1987
mente » impliciti nel comandamento siano dipendenti da specifiche circostan ze in cui avveniva un tempo l ’ azione; e che in questo senso può darsi che la stessa « sacralità » o « inviolabilità » dei processi riproduttivi sia una conse guenza (empirica) di una data situazione storico-sociale. Se teniamo conto della distinzione ora tracciata tra il senso « empirico » e il senso « logico » (o « quasi-logico » nel caso del sintetico a priori), allora possiamo anche dire qualcosa circa il cosiddetto « imperativo tecnologico », secondo cui « si deve fare tutto ciò che è possibile fare ». Tale imperativo è opportunamente rifiutato &d Istruzione quando afferma che « ciò che è tecnicamente possibile non è per ciò stesso moralmente ammissibile» [566]. L ’ imperativo tecnologico è senza dubbio assai discutibile, ma non va dimenti cato che l ’ avanzamento tecnico-scientifico viene ad ampliare le possibilità umane e le alternative all ’ azione, e in questo modo a cambiare radicalmente le circostanze in cui si situa l ’ azione. Proprio tale cambiamento viene a mutare la valutazione dell ’ azione (o la descrizione dell ’ azione stessa). Ad esempio « vestirsi con il cappotto » in circostanze polari può esser descritta e valutata come una « azione atta a preservare la salute »; ma la stessa « azione » in circostanze equatoriali non può essere né descritta né valutata nella medesima maniera. Se si tien conto che la connessione tra « intangibilità » e « inviolabi lità » è empirica, e che la scienza e la tecnica vengono a cambiare le circostan ze « empiriche » in cui si situa l ’ azione, allora ci si rende conto che anche dal punto di vista morale la questione può e deve essere attentamente riesamina ta. 34. Pio XI, Casti Connubii, (Lettera enciclica sul matrimonio cristiano), 31 dicembre 1930, par. 6. 35. Per una disamina più ampia della nozione di « linguaggio del corpo », cfr. Giovanni Paolo II, Uomo e donna lo creò. Catechesi sull ’ amore umano, Città Nuova Editrice, Roma, 1985, pp. 397 ss. Utili indicazioni in proposito, cfr. anche la voce « linguaggio del corpo » alle pp. 503-504 dello stesso volume, e le osservazioni in L. Ciccone, Uomo-donna. L ’ amore umano nel piano divino, Elle Di Ci, Leumann (Torino), 1986. Giovanni Paolo II stesso riconosce che quando si parla di « linguaggio del corpo » si ricorre ad un ’ ana logia (analogia attributionis), perché «è ovvio che il corpo come tale non “ parla ” , ma parla l ’ uomo, rileggendo ciò che esige di essere espresso appun to in base al “ corpo ” ... [e] unicamente per mezzo del corpo» (op. cit., p. 406). Poiché può darsi che alcuni vedano con favore lo scarso rilievo dato al « diritto naturale », quasi che ciò indichi la preferenza accordata alla prospet tiva « personalista » (contrapposta a quella «fisicista »), osservo che quando la tesi dell ’ inscindibilità è difesa sulla scorta del diritto naturale, tale difesa si basa (o pretende di basarsi) sull ’ evidenza empirica secondo cui è assolutamen te chiara la presenza di una finalità intrinseca nella natura. Che sia davvero « chiara » o no è il punto in discussione, ma la proposta vale nei limiti in cui riesce a sostenere tale « evidenza ». In questo senso la proposta del diritto naturale è « falsificabile », e questo sembra sia un punto da non trascurare. Al contrario, sembra che quando si invoca la prospettiva « personalista » vengano meno le basi empiriche « evidenti » di partenza, cosicché poi tutto viene e deve esser visto all ’ interno della prospettiva stessa. In questo senso, mentre prima i dati di confronto erano « empirici » (cioè la « finalità della
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