Transizione 1987
In proposito inoltre si possono ricordare le osservazioni fatte da K. Woytila, il quale ha sottolineato che « non si può parlare di persona animale. Si dice invece “ individuo animale ” , intendendo con ciò semplicemente “ individuo di una data specie animale ” . E questa definizione ci basta. Ma non basta definire l ’ uomo come individuo della specie homo (neppure homo sapiens). Il termine “ persona ” è stato scelto per sottolineare che l ’ uomo non si lascia rinchiudere nella nozione “ individuo della specie ” (K. Woytila, Amore e responsabilità, Marietti, Torino, 1980, p. 15). Se è vero che il concetto di « persona » non può essere « catturato » dalla nozione di « individuo della specie », allora sorgono difficoltà insormontabili per i due argomenti fin qui considerati, i quali cercano alla fin fine di identificare (o far coincidere) la « umanità » (simbolica) dell ’ uomo e la (mera) « appartenenza alla specie homo sapiens ». 52. Non si capisce quindi perché negli ultimi anni vari teologi tendano a screditare come « vecchia » e « superata » la questione filosofica del momento dell ’ animazione, e diano risalto invece alla questione scientifica, lasciando quasi intendere che essa sia sufficiente a risolvere il problema o comunque dia risultati più « affidabili ». Per una disamina di alcuni di questi tentativi, cfr. M. Mori, Aborto: violazione del Quinto o del Sesto comandamento? , in corso di stampa in « Prospettive Settanta ». A me sembra che tale insistenza sul problema scientifico, quando la stessa Congregazione ha sempre dichiarato la insufficienza di tale impostazione, nasconda scopi di altra natura, che nulla hanno a che fare con preoccupazioni di tipo teorico. 53. Se infatti tali argomenti fossero davvero cogenti, poiché la questione è « filosofica », non ci sarebbero difficoltà nel prendere una posizione su questo punto. 54. I. Copi, Introduzione alla logica, Il Mulino, Bologna, p. 85. La tratta zione del Copi di questa « fallacia » (o « sofisma ») è tra le più ampie ed esaustive. La fallacia è già esaminata da Aristotele, Elenchi Sofistici, 166 b 28 ss. È presentata con grande chiarezza da J. Mackie, Eallacies, in Encyclopedia of Philosophy, Macmillan. London, 1967. Buone trattazioni sono incluse in J. McCosh, Laws of Discursive Thought, Carter & Brothers, New York, 1871, p. 184; W.S. Jevons, Elementary Lessons in Logic, Macmillan, Lon don, 1903, p. 182; M.R. Cohen e E. Nagel, An Introduction to Logic and Scientific Method, Harcourt, Brace and Company, New York, 1934, pp. 379-38. Una buona esposizione è data dal Genovesi, il quale osserva che « delle volte si affollano insieme più e diverse domande per ingarbugliare chi risponde, modo usatissimo nell ’ accuse e nelle invettive oratorie. La miglior regola per disciogliere questi sofismi è quella di risolvere la domanda in tutte le sue parti, e rispondere a ciascheduna partitamente, affinché l ’ avversario non abbia luogo alcuno di avvilupparne » (A. Genovesi, La logica per i giovanetti, Antonio Fontana, Milano, 1832, p. 220). 55. Tale dipendenza è ribadita quando V Istruzione osserva che la risposta alle pressanti richieste di regolazione in materia « suppone una risposta approfon dita sulla natura e sull ’ identità propria — si parla di “ statuto ” — dell ’ em brione umano »; ed ancora quando lascia intendere che gli argomenti sopra esaminati sono addotti proprio allo scopo di risolvere i persistenti dubbi sol levati dalle note « discussioni attuali sull ’ inizio della vita umana, sull ’ indi vidualità dell ’ essere umano e sull ’ identità della persona umana ». 82
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