Transizione 1987

56. Tale spostamento di piani del discorso avviene perché il dovere di rispettare l ’ embrione non è più derivato, né dipende, direttamente dal discor so ontologico concernente la natura (o lo statuto) dell ’ embrione; ma tale dovere è derivato (e dipende) da un discorso sul soggetto cui è richiesto tale rispetto. Una volta chiarito lo spostamento di piani sotteso alla formulazione in esame, e messo in luce che nella nuova impostazione la questione concerne Vatteggiamento della persona (adulta) nei confronti dell ’ embrione, si possono avanzare nuove domande circa tale « atteggiamento ». In particolare sorgono due problemi: da una parte ci si può interrogare circa la giustificazione del dovere di sviluppare tale atteggiamento, sollevando così un problema etico; dall ’ altra ci si può interrogare circa le cause (storiche, intellettuali, ecc.) che portano (o possono portare) a favorire o ad impedire lo sviluppo di tale atteggiamento. Quest ’ ultimo accostamento sembra interessare autori come L. Lombardi Vallauri e altri, i quali — considerando la profonda differenza con cui oggi si pone il problema dell ’ aborto, che è diventato un fenomeno di massa e non più un caso isolato — cercano soprattutto di individuare le « ascendenze cultu rali » che portano a favorire o ad impedire tale atteggiamento. È facile che in questo modo essi credano di poter guadagnare una visione più ampia della prospettiva, in base alla quale poter individuare soluzioni adeguate. Nono stante l ’ indubbio interesse di tale accostamento, a mio giudizio esso non risolve affatto il problema di fondo (e classico), che riguarda la giustificazione etica del dovere di sviluppare e promuovere tale atteggiamento. In proposito si può osservare che quello in esame non è Tunsollen ma un Seinsollen, cioè non è un dovere che ingiunge un ’ azione, ma che ingiunge di avere o di sviluppare un « modo di essere » (o un « tratto di carattere »). La distinzione tra i due tipi diversi di dovere si trova in N. Hartmann e M. Scheler, ed è stata esaminata con chiarezza da G.E. Moore, il quale ha osservato che il Seinsollen, (ad esempio il dovere di « non desiderare la donna d ’ altri ») è un « dovere » che non implica « potere » ; e sta alla base di una « ideal rule » (cfr. G.E. Moore, Thè Nature of Moral Philosophy, in Philosophical Studies, Routledge & Kegan Paul, London, 1922, pp. 310 ss.; anche G.H. von Wri- ght, Norm and Action, Routledge & Kegan Paul, London, 1963, p. 14, esamina la distinzione che è acutamente discussa in W.K. Frankena, Obliga- tion and Ability, in Philosophical Analysis, a cura di M. Black, Cornell University Press, Ithaca, N.Y., 1950). Il fatto che ci si trovi di fronte a un Seinsollen e a una « ideal rule » sembra confermare prima di tutto che la questione riguarda (psico logico) dell ’ agente, cioè la sua « disposizione dell ’ animo ». Inoltre si tratta di individuare con precisione quale sia la giustificazione che sorregge tale « dovere ideale »: se fosse fornita dal quinto Comandamento, allora il dovere di sviluppare l ’ atteggiamento che ci porta a rispettare l ’ embrione come se fosse una persona diventa equivalente al dovere di rispettare l ’ embrione perché è una persona. Altrimenti, sembra che la giustificazione debba esser fornita o dal sesto o dal nono Comandamento, che comunque riguardano l ’ ordine sessuale e non il « diritto alla vita ». 57. Dubbi circa l ’ argomento antiprobabilista sono sollevati da T.A. Wassmer, Quest ions about Questions, « Commonwealth », June 30, 1967, e ripropo sti in T.A. Wassmer, Christian Ethics for Today, Thè Bruce Publishing 83

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