Transizione 1987
Company, Milwaukee, 1969, pp. 193-202. A questo punto, inoltre si può osservare che se anche l ’ argomento antiprobabilista fosse valido nel caso dell ’ aborto, ci possono essere dubbi nel caso del « ricercatore che usa embrio ni ». Infatti si può sostenere che nel caso dell ’ aborto la « malizia » deriva dal coinvolgimento personale della donna che ha fruito del diletto venereo e poi abusa della prudenza dovuta, mentre del tutto diversa è la situazione del ricercatore, il quale è coinvolto in modo diverso. In questa sede, comunque, non approfondisco oltre questo tipo di argomento. 58. Questa è la tesi principale sostenuta in M. Mori, Aborto: violazione del Quinto o del Sesto comandamento? , di prossima pubblicazione in « Pro spettive Settanta ». L ’ articolo citato considera soprattutto la Dichiarazione sull'aborto procurato (1974) della Congregazione per la dottrina della fede, e in un senso è complementare al presente studio. 59. Si può osservare in proposito che l ’ argomento antiprobabilista giustifica, se mai, la ideal rule che ci ingiunge di sviluppare l ’ atteggiamento appropriato. In ogni caso ci sono almeno quattro linee di obiezione contro l ’ argomento antiprobabilista e l ’ equivalenza dei due doveri [A] e [Bl. Esse sono le se guenti: i. quella dei tomisti i quali sciolgono il dubbio di fatto sostenendo che certamente l ’ animazione avviene dopo un certo periodo di tempo. Sostengono questa tesi J. Mahoney, J. Donceel, e altri (tra cui anche Albino Luciani, poi papa Giovanni Paolo I). Ho esplorato questa linea di indagine in relazione alla discussione recente in M. Mori, Il diritto alla vita e il paradosso della posizione anti-abortista: un'analisi filosofica, « Rivista internazionale di filo sofia del diritto», 56 (1979), pp. 172-221. ii. Quella di chi afferma che vale l ’ analogia tra la situazione dell ’ aborto e quella del cacciatore, ma ritiene che non sia sempre vero che in caso di dubium facti si debba sempre seguire la strada più sicura, e osserva che in caso di (grave) conflitto si deve valutare con attenzione. Questa sembra la soluzione proposta da T.A. Wassmer nelle opere sopra citate. iii. Quella di chi nega che valga l ’ analogia tra la situazione dell ’ aborto e quella del cacciatore, in quanto a ben vedere nel caso dell ’ aborto non c ’ è un dubium facti, bensì un dubium juris, la cui soluzione non richiede sempre la soluzione più sicura. Questa posizione è stata abilmente proposta, in uno dei più importanti studi recenti sul problema, da C. Tauer, Thè Tradition of Probabilism and thè Moral Status of thè Early Embryon, «Theological Stu- dies», 45 (1984), pp. 3-33. iv. Quella di chi nega l ’ analogia affermando che per sostenerla ci vuole una premessa implicita derivante dal sesto Comandamento e che quindi l ’ argo mento a ben vedere dipende non dal quinto ma dal sesto. È la tesi sostenuta nel mio articolo in corso di pubblicazione in « Prospettive Settanta ». 60. I dubbi in proposito si fanno più consistenti se si considera che alcuni autorevoli antiabortisti hanno riconosciuto che « la questione [dell ’ aborto] non riguarda il valore della vita in genere, ma specificamente il valore della vita dell ’ essere concepito e non ancora nato. Non vogliamo ... sostenere che gli abortisti sono nemici della vita in genere » (C. Casini e V. Quarenghi, La ricomposizione dell'area cattolica dopo il Referendum sull'aborto, Editoriale LCA, Milano, 1981, p. 24). Infatti ciò mostra che l ’ assenza di norme giuridi 84
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