Transizione 1987
che tese a favorire (o imporre) l ’ atteggiamento in questione non provoca danni sociali di grande momento, e quindi ci vogliono ulteriori ragioni per giustificare tali norme che sono restrittive della libertà individuale. 61. In proposito cfr. tra altri il volume di S. Vanni Rovighi, L'antropologia filosofica di San Tommaso d'Aquino, Vita e Pensiero, Milano, 1982; A.D. Sertillanges, La creazione dell'anima umana, « Quaderni di Roma », I (1947), pp. 301-308, e molti altri. 62. Con questo non si vuole affatto negare che tale nozione non possa addurre nuovi argomenti dall ’ altro punto di vista, cioè da quello concernente il sesto Comandamento. Al riguardo è forse opportuno ricordare che nella Tamiliaris Consortio la nozione di « totalità unificata » viene introdotta pro prio all ’ interno di un discorso sull ’ amore e sulla riproduzione, osservando che « in quanto spirito incarnato, cioè anima che si esprime nel corpo e corpo informato da uno spirito immortale, l ’ uomo è chiamato all ’ amore in questa sua totalità unificata. L ’ amore abbraccia anche il corpo umano e il corpo è reso partecipe dell ’ amore spirituale » (Familiaris Consortio n. 11, sott. agg.). 63. Il punto che crea confusione in materia deriva dal fatto che siamo soliti « sottovalutare » il valore delle « condizioni necessarie », come se tutto ciò che non « fa parte » della persona fosse di competenza (privata e insindacabi le) del genitore. In questo senso, non si traccia la distinzione qui messa in luce nel timore che essa possa consentire interventi che danneggiano l ’ em brione senza che ci sia modo di tutelare poi la persona che ne deriva. Ma chi è animato da tali preoccupazioni non considera che lo stesso problema si pone anche nel caso dello spermatozoo e dell ’ ovulo: supponi infatti che una dieta speciale danneggi i gameti così che il figlio che ne risulta sarà geneticamente tarato e che due genitori vogliano provare la nuova tecnica: che cosa dire in proposito? Essi (consapevolmente) danneggiano solo le condizioni necessarie della vita (biologica) della persona, ma commettono un ’ azione illecita non perché le condizioni necessarie abbiano in sé un valore « intrinseco », ma perché la persona che da esse nascerà soffre per tale danno. Proprio da queste considerazioni sorge il problema concernente la « wrongful life », cioè il danno derivante dal fatto di essere nati con una vita che è « dannosa » al soggetto, problema che non a caso è oggi uno dei più discussi in ambito bioetico. Si può osservare di passata che se è vero che lo scopo del sesto Comandamen to è quello di proteggere il benessere dei figli (come sembra lasciar intendere Schungel-Straumann citata nella nota n. 17), allora può darsi che nelle circo stanze di ignoranza e di incapacità, il modo « migliore » per raggiungere tale fine fosse proprio la sacralità dei processi riproduttivi e lo stretto controllo degli atti sessuali; ed anche che in circostanze profondamente mutate tale strategia non sia più soddisfacente. Non è mia intenzione, comunque, né approfondire questa prospettiva, né impegnarmi in materia. Mi basta solo osservare che anche se riconosciamo che la vita dell ’ embrione è solo condizio ne necessaria della vita (biologica) della persona, abbiamo ancora molti argo menti per tutelare e proteggere la vita stessa della persona che deriva da quelle « condizioni necessarie ». Il problema della wrongful life ha cominciato a porsi col cosiddetto « caso di Piacenza » (1950) in cui si è dovuto decidere circa la responsabilità e il danno commesso da genitori affetti da lue che hanno trasmesso la malattia alla figlia. 85
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