Transizione 1987
selvaggia » o incontaminata. E non è un caso che il primo sistema tico contributo alla questione — La nostra responsabilità per la natura — sia venuto proprio da un filosofo australiano, John Passmore 5 , e che questi abbia articolato una teoria dei rapporti uomo-ambiente sulla base di principi morali tradizionali, di tipo umanistico o personalistico, prescindendo in gran parte dalle sco perte dell ’ ecologia. 2. È dalla convergenza fra le nuove consapevolezze ecologiche, le considerazioni circa il carattere globale e non interamente pre vedibile delle azioni sull ’ ambiente e l ’ applicazione di principi etici tradizionali a campi sinora trascurati, che nei paesi di lingua ingle se è nata e si va decisamente affermando l ’ « etica ambientale ». Essa si configura come una diramazione della filosofia morale tesa a evidenziare un gruppo di regole da seguire se e quando i nostri comportamenti si ripercuotono sulla vita degli enti nonumani (fauna, flora ed ecosistemi in genere). Quali sono i principali temi e modelli dell ’ « etica ambientale »? Prima di delineare le loro proposte teoriche, gli « eticisti ambien tali » hanno dovuto fare i conti con alcune radicate convinzioni. Innanzitutto hanno dovuto mettere in discussione l ’ opinione lar gamente diffusa che gli unici esseri suscettibili di considerazione morale sono le persone umane e soltanto queste, in quanto sono le uniche capaci di essere « agenti morali », cioè di usare la « ragio ne », di avere intenzioni e progetti, di agire in modo deliberato ad essere ritenute responsabili. Un esempio emblematico di questa posizione è costituito dall ’ idea che Kant aveva degli animali 6 . Egli negava esistessero doveri diretti da parte degli esseri umani nei loro confronti. Che tipo di obbligo potremmo avere verso esseri che non sono agenti morali, cioè che non sono a loro volta vinco lati da alcun dovere nei nostri confronti? L ’ unica forma di obbligo che Kant credeva di poter ammettere verso gli animali, era una sorta di dovere negativo indiretto mirante a dissuadere gli uomini da ricorrere a trattamenti iniqui o crudeli verso di essi in virtù del riguardo che gli esseri umani devono sempre avere di altri esseri umani. Meglio noto come « argomento della crudeltà », il ragio namento kantiano stabilisce che un trattamento crudele verso gli animali stimola una pari inclinazione alla crudeltà anche nei con fronti degli esseri umani. Dal dovere diretto di non essere crudeli verso altri uomini, scaturisce quello indiretto di non esser tali
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