Transizione 1987

neppure verso gli animali. Richard e Val Routley, nei loro fonda mentali contributi alla delineazione dell ’ « etica ambientale », non hanno esitato a parlare per questa posizione di « sciovinismo uma no », una sorta di egoismo antropologico per il quale non ha senso parlare di moralità fuori dell ’ universo delle relazioni interumane 7 . I Routley hanno reagito a questa posizione mostrando in primo luogo che la mera caratteristica zoologica di appartenere ad una specie non è una caratteristica moralmente rilevante. Affermare che le distinzioni di trattamento morale si riducono a, o sono dettate da, distinzioni di ordine fisico-somatico, è altrettanto arbi trario quanto restringere l ’ appartenenza al « Club morale » agli uomini con occhi blu e capelli biondi 8 . In secondo luogo i Routley hanno sottolineato che anche sul piano delle caratteristiche non biologiche della specie umana, lo « sciovinismo umano » è una posizione del tutto infondata. A questo livello, infatti, i casi sono due: o si riesce a individuare una collezione di caratteristiche che a) sono possedute uniformemente da tutto il genere umano e è) non devono essere possedute da alcun nonumano; oppure non ha senso continuare a distinguere fra oggetti naturali privi di valore morale e individui umani dotati di valore intrinseco. Riguardo a caratteristiche connesse ad abilità come « costruire strumenti », « tenere un comportamento creativo », « seguire piani intenzionali e organizzati » ecc., esse violano la posizione (Z>), perché molti animali nonumani, come mostra l ’ etologia, sembrano possederle, o possederne altre parimenti rilevanti anche da un punto di vista umano (essere capaci di « comunicare », avere una « vita menta le », « saper giocare»). Riguardo invece a caratteristiche di meri to come la « razionalità », la capacità di parlare o essere « agenti morali », esse violano la condizione (a). Infatti esistono molti es seri umani che di certe abilità, normalmente possedute da altri membri della specie, sono privi o difettano gravemente (neonati, ritardati mentali, malati terminali ecc.) 9 . Se la condizione necessa ria per beneficiare della considerazione morale fosse la capacità di parlare, o di fare progetti, questi uomini « marginali » dovrebbero essere esclusi da tale beneficio. Se invece essi possono veder salva- guardato il valore morale della loro esistenza, ciò è perché l ’ inca pacità di essere agenti morali non pregiudica la possibilità di esse re pazienti morali, cioè beneficiari del rispetto degli agenti raziona li, indipendentemente dal vantaggio che ciò procura a questi ulti mi. Ma se questo è vero, concludono i Routley, non si capisce 98

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