Transizione 1987
— che espande il nostro orizzonte dalla sfera sociale a quella ecologica, rendendoci autentici cittadini del mondo » 11. 3. Dopo aver mostrato la unilateralità della dottrina « sciovini- stico-umana » in base a cui tra uomo e natura non intercorrono altre relazioni che non siano quelle di appropriazione e sfrutta mento, l ’ attenzione degli « eticisti ambientali » si è spostata sulla questione del tipo di valore implicato nelle relazioni umane con l ’ ambiente. Ci sono due modi di intendere il valore di qualcosa. Una certa cosa può essere buona o di valore nell ’ interesse di qual cos ’ altro, e in questo caso la cosa in questione non è considerata buona di per sé, ma solo come mezzo per un fine che ha valore; ovvero tale cosa può essere buona in sé, e allora è detta possedere valore intrinseco: il suo bene merita di essere promosso o protetto come fine in sé e nell ’ interesse della cosa stessa 12 . Dati questi presupposti, capita che negli attuali dibattiti di etica ambientale si registri un ’ ampia convergenza sul che fare pratico in circostanze concrete per prevenire, ad esempio, inquinamenti e distruzioni, nonostante possa verificarsi una netta divergenza al livello delle premesse, a seconda che il valore morale degli oggetti naturali sia concepito in funzione degli interessi e dei bisogni u- mani, ovvero come un bene in sé, da perseguire e tutelare indi pendentemente dai vantaggi o svantaggi che può procurare agli esseri umani I3 . La prima posizione è stata sostenuta da John Passmore, autore di La nostra responsabilità per la natura. Passmore nega recisa mente che l ’ ambiente abbia valore di per sé: « Dal punto di vista ecologico — egli scrive — non c ’ è dubbio che l ’ uomo formi un ’ u nica comunità con le piante, gli animali, la terra, nel senso che il ciclo vitale li coinvolge tutti. Il fattore caratteristico di una comu nità è tuttavia la comunanza di interessi e il riconoscimento di impegni reciproci fra i suoi membri. In questo senso l ’ uomo, gli animali, le piante e la terra non formano un ’ unica comunità. Gli uomini e i batteri non spartiscono gli stessi interessi né tantomeno hanno obblighi reciproci. Almeno nel senso in cui appartenere alla stessa comunità genera impegni etici, essi non appartengono alla stessa comunità » 14 . Affermare che gli esseri umani hanno una re sponsabilità morale per la natura non significa per Passmore che gli oggetti naturali acquistino valore di per sé, o addirittura qual cosa come il « diritto » a non essere maltrattati. Sarebbe smarrire 100
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