Transizione 1987
si della specie umana. I fautori di questa prospettiva affermano che nella misura in cui i beni naturali non si configurano come « risorse » utilizzabili dagli uomini, le etiche del valore strumenta le non sembrano offrire ragioni plausibili che ne giustifichino la preservazione. Se gli obblighi verso l ’ ambiente sono obblighi verso gli uomini che utilizzano l ’ ambiente, come potrebbe venir condan nato moralmente il comportamento dell ’ ultimo uomo rimasto sulla terra, il quale, in possesso dei mezzi per riuscirci, faccia terra bruciata della natura con la giustificazione che la sua azione non può influire negativamente sulla vita e sulle risorse di nessun altro essere umano? Vediamo quali sono nel concreto alcune alternative alla teoria del valore strumentale degli oggetti naturali. Un capitolo rilevante dell ’ « etica ambientale » ispirata al valore morale degli enti natura li (o almeno di alcuni di essi) riguarda gli animali nonumani. Negli ultimi anni si è venuto sviluppando un intenso dibattito sui « di ritti degli animali », favorito dalla pubblicazione di Animai Libera- tion di Peter Singer, e mirante a contestare alla radice la plausibi lità della tesi kantiana ricordata sopra 18 . Senza ripercorrere qui le complesse vicende di questo dibattito 19 , ci limitiamo a richiamare uno degli argomenti principali su cui i sostenitori della « libera zione animale » poggiano le loro considerazioni. Mutuato dalla tradizione utilitaristica classica, tale argomento recita che lo spar tiacque fra soggetti degni di considerazione morale e oggetti che ne sono esclusi, o ne possono essere esclusi, non è la capacità di parlare, né il possesso della « ragione », bensì e soltanto la capaci tà di sentire e dunque di provare sofferenza. La presenza di tale capacità richiama la nostra attenzione sul fatto che chi la possiede ha la possibilità di provare esperienze a tal punto simili alle nostre da far entrare in gioco almeno la regola aurea secondo cui « dob biamo trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi ». Nelle parole di Singer, « se un essere soffre, non può esistere giustifica zione morale per rifiutarsi di prendere in considerazione tale soffe renza. Quale che sia la natura dell ’ essere, il principio di eguaglian za richiede che la sua sofferenza sia valutata quanto l ’ analoga sof ferenza di un altro essere » 20 . Per evidenziare le differenze tra questa tesi e la posizione kan tiana, si può dire che se io percuoto violentemente un cane, non sto solo (non sto tanto) violando la sensibilità dell ’ uomo capitato nel mezzo della scena, il quale giudichi la mia durezza d ’ animo un
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