Transizione 1987

a) Il modello proposto di John Passmore è esposto a varie obiezioni, delle quali ci preme qui evidenziarne almeno tre. In primo luogo esso manca a nostro parere di fare realmente i conti con l ’ idea che le civiltà sono dipendenti dal complesso sistema di equilibri biotici globali stabilitisi nell ’ arco di miliardi di anni. No nostante la sottolineatura dei rapporti fra uomo, società e biosfera, il modello passmoriano di civiltà continua a presentare le istitu zioni umane come contrapposte o giustapposte alla natura e a rite nere quest ’ ultima degna di considerazione morale nella misura in cui è fatta oggetto degli interventi umani, viene inclusa nella storia e « perfezionata ». In secondo luogo, volendo opporsi alla tesi che identifica la « comunità biotica » con la comunità morale, Passmo re cita, come è stato notato 29 , un esempio estremo e poco signifi cativo, quello dei rapporti fra uomini e batteri. È un esempio che trascura l ’ ampia varietà e le diverse modalità di relazioni (dal con flitto irriducibile alla cooperazione) tra mondo umano e nonuma no. In terzo e ultimo luogo Passmore adotta un concetto di comu nità ricalcato sul modello di certe regole vigenti nella società uma na 30 . È un modello di tipo contrattualistico, basato sulla stipula zione di regole per la tutela dei contraenti, eseguita da esseri razionali, uguali in potenza e dotati della capacità di esprimere le loro richieste e di rivendicare verbalmente i loro diritti. È facile vedere, con molti sostenitori dei « diritti degli animali », che se il fondamento dell ’ obbligo morale si basasse sulla razionalità dei contraenti e sulla loro capacità di corrispondere agli impegni, an che tutta un ’ ampia gamma di esseri umani (i « marginali » richia mati più sopra) dovrebbe essere esclusa dalla tutela morale e dalle garanzie di legge. Z>) Per quanto riguarda il modello « animalistico », esso istitui sce una rigida frontiera tra gli esseri senzienti, passibili di conside razione morale e forse anche di « diritti », e gli enti non senzienti o inanimati, esclusi dall ’ ambito della moralità. Se un essere non è capace di soffrire, ha sostenuto ad esempio William Frankena, non ci sono « maniere moralmente giuste o sbagliate di trattar [lo], se non perché quello che [gli] facciamo ha influenza sugli animali consci e sugli uomini » 31 . Dopo aver riconosciuto che tra uomo e animali non esiste una discontinuità assoluta, si torna a porre una frattura tra gli esseri capaci di sentire e tutto quanto sta al di là dell ’ universo senziente. Si finisce così per combattere un pregiudi zio giudicato irrazionale, lo « specismo », con un altro pregiudizio,

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