Transizione 1987

non meno irrazionale, lo « zoocentrismo », che restringe i confini della considerazione morale ad (alcuni) esseri animali. A questo proposito ci si deve chiedere se il tipo di conoscenze rilevanti in etica circa gli animali siano soltanto le informazioni sul darsi di piaceri e di dolori di singoli individui. Questo tipo di informazione è senz ’ altro sufficiente per quanto riguarda la protezione di certi animali da sofferenze e crudeltà aggiuntive (gli « animali tecnolo gici » degli allevamenti industriali, o gli animali da laboratorio utilizzati negli ‘ esperimenti ’ di vivisezione). Non è più sufficiente in etica ambientale, dove occorre prendere in considerazione anche la funzione esercitata dalle specie (più che dai singoli individui) nel mantenimento della stabilità ecologica e le relazioni che le specie intrattengono con le componenti inanimate dell ’ ambiente (aria, acqua, suolo). c) L ’ etica del « rispetto della vita » supera la rigida dicotomia fra mondo senziente e non senziente. Quello che « sente » non è tutto quello che importa moralmente. Importa piuttosto ciò che vive e in quanto vive. Il problema, con questo tipo di etica, è di capire perché qualcosa che è in vita deve essere protetto in quanto tale. Se si scartano le ipotesi circa il volere di Dio o la « sacralità » della vita (filosoficamente poco interessanti), si resta col valore biologico della vita. E allora, parafrasando John Stuart Mill 32 , si potrebbe dire che non dovremmo considerare ciò che la vita fa, ma ciò che è bene fare. Essendo la vita (in senso biologico) e le « leggi » della vita piene di cose che, se fatte dagli uomini, sareb bero giudicate delle enormità, delle crudeltà ingiustificate, può darsi non sia morale guidare le nostre azioni sull ’ analogia col corso spontaneo della « vita ». Quanto all ’ idea che ad ogni vita debba essere lasciata realizzare la finalità della sua specie, è persino bana le notare che di questa proprietà è fatta anche la vita di tutti i germi patogeni presenti al mondo, e Schweitzer stesso riconosceva che « ci troviamo continuamente nella necessità di salvare una creatura distruggendo o sacrificandone un ’ altra » 33 . d) Le stesse osservazioni, a dire il vero, potrebbero riproporsi, a un altro livello, per l ’ etica della terra di Leopold. Perché dovrem mo preservare l ’ « integrità e la stabilità » della « comunità bioti ca » in quanto tale? Farlo è moralmente paradossale perché il meglio per la natura, in questa prospettiva radicalmente egocentri ca, è che gli uomini cessino di vivere per lasciar vivere la natura, continuamente insidiata dalle loro attività. Ma eliminato l ’ uomo 107

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