Transizione 1987

per far posto agli « equilibri ecologici », che senso ha parlare di « obblighi » e « responsabilità » per la natura? I casi sono due: o crediamo che questi obblighi ci siano, e allora in etica deve esser fatto posto a coloro che sono in grado di obbligarsi (gli uomini come agenti morali); oppure crediamo che questi obblighi non ci siano, e allora è assurdo parlare di una « Land Ethic ». Leopold fa propria la prima soluzione. La sua tesi è che gli uomini devono fare dell ’ uso della « terra » un problema di interes se morale, dopo averne fatto soltanto materia di sfruttamento eco nomico. Quest ’ ultimo atteggiamento ha portato il genere umano a un punto di non ritorno. Hans Jonas ha osservato 34 che il vecchio adagio Fiat justitia, pereat mundus è sul punto di rovesciarsi: abbiamo realmente meno « mondo », e più ingiustizia. Se l ’ umani tà vuol continuare non solo a vivere, ma anche a esercitare qualco sa come la giustizia — questo è il senso della « Land Ethic » — deve cominciare a trattare anche gli altri enti naturali come parti della comunità morale. La questione dell ’ etica aristotelica: « cosa è bene per l ’ uomo? », presuppone o va integrata con un ’ altra, più fondamentale questione: « cosa è bene per la totalità biotica, comprensiva non soltanto di animali o di esseri viventi, di cui l ’ u manità è parte »? Albert Schweitzer aveva già scritto che « un sistema etico che è soltanto preoccupato degli atteggiamenti dell ’ uomo verso il suo simile o verso la società non può essere realmente in armonia con una visione del mondo. Non ha alcuna affinità con l ’ universo » 35 . In questo brano non è più questione o non è soltanto questione di « rispetto della vita ». Qui l ’ etica è chiamata a oltrepassare anche questo confine per abbracciare altro. Schweitzer chiama generica mente « universo » questo altro, perché la sua etica del « rispetto della vita » si basa sull ’ idea dell ’ affinità fra tutti i viventi determi nata da una comune origine spirituale e dalla « misteriosa solida rietà » cosmica che tutti li penetra e collega. Leopold ritiene inve ce che per allargare l ’ etica al mondo nonumano, inanimato e no, sia necessario (e sufficiente) richiamarsi ad alcune fondamentali conoscenze ecologiche: la natura è una totalità di parti interdipen denti; l ’ uso economico totale e incontrollato rischia di alterarne i delicati equilibri; l ’ azione umana sull ’ ambiente è cambiata a tal punto quanto a potere di impatto che non siamo più in grado di prevederne sempre e tutte le conseguenze.

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