Transizione 1987

gli organismi di un determinato tipo sono il termine ambientale per la sopravvivenza di altri. Ciò introduce il concetto di ecosistema risultante dai rapporti tra le varie specie e il loro ambiente, con equilibri interni di gran de complessità. In questo quadro di strutture adattate e di funzionamenti rego lati, l ’ uomo ha certamente introdotto un modo nuovo, che è quello di variare intenzionalmente e con grande rendimento (attraverso la conoscenza) l ’ ambiente stesso, introducendo quelle condizioni che noi in questo senso chiamiamo « artificiali », cioè « non previste dalle modalità selettive ». Nello stesso tempo la sua socialità ha permesso di far fronte in modo molto più organizzato alle pressio ni ambientali, largamente annullando le loro capacità selettive. Anche in ciò si manifesta una potente « artificialità », concepita come distanza sempre in aumento tra condizioni pre-umane e con dizioni indotte dalla cultura. Ciò è fonte di una vasta patologia, che deriva proprio dalla storia evolutiva, prima naturale e poi culturale. Si ritornerà speci ficamente su ciò. Qui si vuole rilevare che, per quanto grave e sotto gli occhi di tutti, tale carattere patogeno di molta artificialità non deve essere considerato come elemento negativo e demoniaco, quasi fosse estraneo alla natura o addirittura opposto alla natura (come molta letteratura attualmente sottintende). Esso è un porta to della costituzione umana, ed è ovviamente un fatto naturale. Il problema è di trovare nella stessa natura umana (e non in esorci smi) una salvaguardia, cioè nuovi e più adatti equilibri. 3. La complessità L ’ adattamento segue vie diverse, cercando di aderire alle innu merevoli anfrattuosità del reale. Di costante c ’ è solo una certa modalità evolutiva, che plasma molecole di carbonio per tentativi ed errori. Le vie sono diverse, e danno come risultato le diverse specie: ma ognuna segue stabilmente il proprio schema organizza tivo, riferendosi continuamente al patrimonio d ’ informazioni ac quisito che può trasmettere. Le variazioni non sono mai singole o casualmente esposte al gioco dei dadi, ma sono confrontate con una struttura di specie altamente organizzata e coerente, di cui il singolo è un esemplare. Quindi la mutazione singola è giudicata da 127

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