Transizione 1988
possa restare indifferente. La situazione odierna non è il risultato dell'azione di forze interne alla Cecoslovacchia, il fattore decisivo — si è già detto — è stato l'intervento militare sovietico, con tutte le sue conseguenze. È vero che oggi l'URSS si pronuncia contro l'ingerenza negli affari interni di altri paesi, ma fino a oggi non ha denunciato l'intervento militare del 1968, non ne prende le distan ze. E questo comportamento frena, rende più difficoltosi i muta menti necessari, influenza la situazione a vantaggio delle forze conservatrici. Negli ambienti politici europei, in parte della stessa Sinistra eu ropea è diffusa l'idea secondo cui la critica pubblica della situa zione cecoslovacca, della politica del gruppo al potere a Praga, dell'atteggiamento sovietico sugli avvenimenti del 1968 cecoslo vacco possano danneggiare il positivo sviluppo in Europa, nel mondo e la perestrojka. È un'idea per la quale talvolta si giunge perfino ad accettare come partner anche i personaggi più indispo nenti della politica cecoslovacca (per fare un esempio: Vasil Bi- l'ak). Perché? Eppure, tra i componenti la dirigenza di Praga non vi è alcun fautore della perestrojka-, la loro uscita di scena non dan- neggerebbe certo né una positiva evoluzione in Europa e nel mondo, né la perestrojka. Al contrario: sarebbe di vantaggio. In questi ultimi tempi si scrive e si parla molto di «casa comune europea»: un'immagine elaborata e popolarizzata da Mosca. La ca sa comune, va però detto, non può essere costruita in modo che certi popoli occupino gli alloggi e i piani migliori mentre altri sono confinati in sottoscala chiusi da sbarre. Ecco perché la valuta zione, il giudizio, l'atteggiamento da assumere verso la «primavera di Praga» del 1968, verso il suo soffocamento violento e verso l'at tuale situazione esistente nella Repubblica Socialista Cecoslo vacca non possono essere considerati soltanto un affare interno di questo paese. traduzione dal ceco di Luciano Antonetti.
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