Transizione 1988
alleata». Quando si portano i fatti che dimostrano il contrario, la propaganda ufficiale scopre un nuovo «argomento»: «Eravate deboli, indecisi». Oggi sappiamo che decisionismo e forza ci sa rebbero stati riconosciuti soltanto nel caso in cui avessimo, noi, realizzato una svolta, radicale sì, ma nel senso del ritorno alla po litica dei vecchi stereotipi. Questo avrebbero voluto! Ma già la decisione dei «cinque» di procedere all'intervento militare, di con dizionare la situazione nel PCC e nella nostra società dice chiaramente quale fosse la posizione nel Comitato Centrale, nel partito, tra la popolazione tutta (comprese le nazionalità ucraina e ungherese) dei partigiani del ritorno al passato. Se si pensa che il risultato principale dell'intervento militare deciso dalle direzioni comuniste dei «cinque», con la direzione brezneviana che vi ebbe la funzione risolutiva, fu la liquidazione del Programma d'Azione, se si ricorda che dopo il 21 agosto si eb bero: la risoluzione di novembre del CC del PCC, la sospensione dell'elaborazione del nuovo meccanismo di direzione dell'econo mia, del progetto di legge sull'impresa, la non pubblicazione dei materiali della commissione incaricata della revisione dei processi politici del periodo del «culto della personalità» e dei progetti per istituzionalizzare le difese contro ogni possibilità di ritorno al pe riodo delle illegalità, la fine del dibattito avviato con la pubblica zione del progetto di nuovo statuto del partito, insomma se ricor diamo in che modo venne posto termine all'intero processo di democratizzazione, allora è proprio quell'interventoforzoso che si rivela un atto controrivoluzionario. Nell'interesse dell'ulteriore progresso del socialismo e della ri strutturazione, in atto nei paesi socialisti e connesso alla nuova li nea generale dell'unione Sovietica, si dovrebbe procedere alla ri considerazione dell'intervento politico e militare nella situazione del PCC e della società cecoslovacca del 1968. La politica attuale del PCUS, interna e intemazionale, contraddice nettamente ciò che allora venne fatto. Per questo i «cinque» dovrebbero prende re pubblicamente le distanze dall'intervento militare dell'agosto 1968. In tal modo renderebbero indubbiamente un grande servi zio al socialismo, alle sue idee e alla pace nel mondo. Dal momento della mia intervista a l'Unità sono giunto alla conclusione che i «cinque» oggi dovrebbero partire da questo rico noscimento: l'intervento fu una loro decisione. Condizione per la soluzione del problema non può essere l'atteggiamento del
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