Transizione 1988
degli anni Trenta, quanto molti dei nomi di quei rivoluzionari vennero cancellati dai manuali. Una fase del genere l'ho vissuta nel PCC, per la seconda volta, nei primi anni Cinquanta e una terza volta, insieme ai miei compagni (seppure in diversa forma) l'ho sofferta sulla mia pelle dopo il 1968. Ce n'è più che abbastanza, credo, sia per gli anni che ho vissuto, sia per quelli trascorsi nelle file del Partito Comunista (dal 1939), abbastanza comunque per capire a fondo e sostenere appieno gli sforzi del CC del PCUS e del compagno Gorbacèv per la ristrutturazione del PCUS e dell'in tera società sovietica, a favore cioè di un processo nel quale, è chiaro, si decide la sorte ulteriore del socialismo. Questo è ciò che io penso e per questo oggi dico che il PCUS ha una responsabilità storica, davanti al suo popolo, davanti al movimento rivoluziona rio mondiale. Mi capita, poi, di ascoltare voci sulla possibilità di un insuc cesso, di una caduta dell'attuale direzione riformatrice dello Stato e del Partito sovietico. Non ci credo, non voglio crederci. Innanzi tutto è direttamente in gioco lo storico programma del PCUS. E in rapporto alla ristrutturazione sovietica è in gioco inoltre la linea unificante degli interessi dell'umanità tutta, al di sopra di quelli di classe. Vorrei che si sentisse la serietà di queste mie afferma zioni. Si sappia, nel mondo socialista e in quello non socialista (lo sappiano in particolare i partigiani del «tanto peggio. . .tanto me glio»), che in caso di caduta dei sostenitori delle riforme, dei fau tori della ristrutturazione sovietica, non si avrebbe semplicemente un ritorno, nella vita dell'unione Sovietica, all'era di Breznev. No! Si tornerebbe molto indietro, profondamente al tempo di quei me todi che sono stati detti propri del «culto della personalità». Sia questo un memento pr il movimento socialista, ma anche per i sostenitori della democrazia occidentale. Dal canto mio vedo una sola, reale alternativa per lo sviluppo dell'umanità, ed essa è nella coerente attuazione della politica della coesistenza pacifica fra i due diversi sistemi sociali. Il tempo in cui viviamo obbliga ambedue i sistemi a vivere su questo pia neta in collaborazione, in condizioni di coesistenza pacifica. Da ciò deriva inoltre la reciproca responsabilità per la sorte ulteriore, per lo sviluppo dell'umanità. Ritengo che da qui dovrebbe pren dere le mosse la politica dei partiti comunisti, soprattutto in Euro pa. In tale politica si dovrebbe assumere un orientamento netto non verso la conquista violenta del potere, ma si dovrebbe pre 110
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