Transizione 1988
DAL SESSANTOTTO ALLA «PERESTROJKA». SE LA RIFORMA DIVENTASSE REALTÀ
Wtodzimierz Brus *
Scopo di questo saggio è quello di rapportare i mutamenti interni dei paesi europei del «socialismo reale» alle idee della «pri mavera di Praga», alle conseguenze del suo soffocamento e ai pro blemi che oggi i paesi socialisti si trovano ad affrontare. L'approc cio, si intende, sarà di carattere generale, con i singoli paesi citati di passaggio. La conoscenza degli eventi di questi ultimi vent'anni è data per scontata. Il saggio si concentra soprattutto sui problemi relativi all'evoluzione del sistema economico, ma l'interazione fra economia e politica viene ovviamente presa in considerazione. 1. L'importanza della «primavera di Praga» fu pienamente rico nosciuta all'epoca, da amici e da nemici. Riconsiderando le cose, sono fermamente dell'opinione che ciò aveva piena giustificazio ne, almeno per due principali elementi: innanzitutto, la «prima vera di Praga» fu un tentativo consapevole di abbinare il cambia mento economico a quello politico, basandosi sui tentativi prece dentemente falliti di attuare una riforma economica mantenendo fondamentalmente intatto il sistema politico (come avvenne in Polonia dopo l'ottobre 1956). Sotto questo aspetto essa è stata molto di più di un anticipazione della perestrojka di Gorbacèv, perché il pluralismo sviluppatosi inCecoslovacchia nel 1968 andò ben al di là di quello che si può vedere oggi in URSS, almeno finora. In secondo luogo, la «primavera di Praga» abbinava la «rivo luzione dall'alto» alla «rivoluzione dal basso», quest'ultima essen * Dell'Università di Oxford.
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