Transizione 1988

IL GROVIGLIO DELLE RIFORME DI FRONTE A GORBACÈV: DEMOCRAZIA, PLURIPARTITISMO E CRISI DELLA «DOTTRINA BREZNEV»

Giulietto Chiesa *

Vorrei proporre alcune considerazioni, sul tema della perestrojka sovietica in corso, che s'inquadrano, mi pare, nella ri flessione provocata dall'anniversario dell'invasione della Cecos lovacchia. La prima riguarda il giudizio sulle somiglienze e sulle differenze tra la «primavera di Praga» e la rivoluzione di Gorbacèv. Al di là di ogni accortezza tattica, che impedisce al gruppo rifor matore sovietico di esplicitare fino in fondo la profondità dell'evo luzione avviata, mi sembra evidente che i punti di contatto siano sostanziali. Del resto ve ne è uno che, da solo, esplicita e rivela tutto il resto. La «primavera di Praga» sarebbe stata impensabile senza la svolta del XX e del XXII Congresso del PCUS. Essa fu, di quella svolta, il frutto «ritardato» nel tempo, maturato quando già in Unione Sovietica stava subentrando e manifestandosi un pro cesso di restaurazione. Se il «dissenso» in URSS, degli anni Settanta, fu la reazione di una parte dell' intellighenzia sovietica alla re staurazione brezneviana, il 1968 cecoslovacco potrebbe essere definito come il primo segnale di un «dissenso statuale» all'interno del campo. Debolezza principale dei due dissensi fu, a mio av viso, il fatto che entrambi non compresero a fondo le radici strut turali e politiche della restaurazione brezneviana. Ma anche la perestrojka di Gorbacèv ha la stessa data di nascita. A ben leggere i programmi di riforma economica degli inizi degli anni Sessanta, non sarà difficile scoprire l'impressionante somi glianza con quelli dell'odierna perestrojka. Gorbacèv ha preso le mosse da quelli e gli stessi uomini che guidano il processo o-

* Corrispondente de «l'Unità» da Mosca.

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