Transizione 1988

diemo sono in gran parte i «sestidisiatniki» sconfitti o messi in om bra dalla restaurazione brezneviana. Essi, tuttavia, sono risorti dalle ceneri di quella sconfitta solo in virtù — oltre che delle circo stanze oggettive di una crisi economica ormai drammatica — del l'acquisizione di una superiore consapevolezza politica, che allo ra mancava. Cioè, la comprensione di una riforma economica del sistema sovietico è impossibile senza una radicale modificazione del sistema politico. Di questo il gruppo riformatore sovietico è debitore — lo possa o lo voglia riconoscere, o meno — all'espe rienza cecoslovacca del 1968. Il secondo punto che vorrei toccare è quello della «rivoluzione dall'alto». La perestrojka lo è stata e, in parte, lo è ancora. Ma ri tengo di estrema importanza non restare prigionieri di schemi semplificati. Gorbacèv non dispone oggi soltanto del consenso e dell'appoggio di settori ampi dell' intellighenzia. Questo dato ha caratterizzato il primo biennio della perestrojka. Ma già oggi sono chiari i sintomi di un'estensione sociale dell'appoggio alla linea ri formatrice. Non parlo di maggioranza del paese: ne siamo ancora molto lontani. Parlo però di una minoranza attiva e dinamica, gui data da ampi strati di «intellighenzia diffusa». Prendo a prestito qui una delle idee che Alexander Zinovev produce nei rarissimi mo menti di lucidità: Gorbacèv è riuscito a mobilitare la «Moscovia», anzi «/e> Moscovie. Il resto del paese, la grande massa operaia, re sta per ora inerte, diffidente. Credo che non sia il caso di stupir sene, dopo tanti anni di ristagno, delusioni, doppie verità. Anche — non solo — per queste ragioni occorre io credo non pretendere dall'attuale leadership sovietica ciò che essa non può dare. Mi sembra molto sterile, quando non pericolosa, la rincorsa a preten dere da Gorbacèv di percorrere d'un balzo troppe tappe. Oppure — ancor peggio — fare le mosche cocchiere che dettano le mo dalità del processo di democratizzazione della società sovietica. Guardando indietro a questi tre anni non si può non convenire che il cammino percorso sia impressionante. Sono convinto che la fase che si apre, il passaggio allo «Stato socialista di diritto», le modifiche costituzionali, la nuova legge elettorale, apriranno una vera e propria «battaglia democratica», quale l'URSS non ha mai co nosciuto in tutti questi Settanta anni. Questa «battaglia demo cratica», è destinata a rimanere — per ora e in un futuro preve dibile — nell'ambito di un sistema monopartitico. Porre oggi il problema del pluripartitismo non è realistico. Qui le cose più acu 150

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