Transizione 1988
te a mia conoscenza sono state scritte da Mlynàr, con il quale con cordo pienamente. I confini entro cui Gorbacèv immagina oggi la «democratizzazione» della società sovietica sono quelli della moltiplicazione delle organizzazioni sociali, dell'attivizzazione di quelle esistenti, di dare loro un più ampio grado di autonomia ecc., mentre sul piano economico l'autonomia alle imprese e l'au togestione socialista dovranno coadiuvare un processo di riap propriazione della politica da parte della gente. Si tratta di confini con un grado definito di elasticità. Gli sviluppi della situazione possono proporre numerose varianti, ma — ripeto — la questione del pluripartitismo costituisce nelle presenti condizioni un obiet tivo improponibile se non addirittura pericoloso. Chi sollecita evoluzioni rapide in questa direzione, sia egli all'interno o all'e sterno dell'URSS, non rende un buon servizio a Gorbacèv e alla perestrojka. Tanto più che incombe su tutti un pericolo: che l'arti colazione politica e sociale, questa sì inevitabile se la perestrojka procederà, si colori sempre più di spinte nazionalistiche, sepa ratistiche perfino. L'attuale leadership sta cercando di usare la tat tica degli Orazi verzo i Curiazi, cioè di scaglionare nel tempo i pro blemi. Ma alla prima ondata «nazionale» subentrerà una seconda ondata «sociale». Essenziale, mi pare, è riuscire a evitare che esse si sovrappongano Luna all'altra, assumendo un potenziale travol gente. Mi pare indubbio che Gorbacèv sia ruscito rafforzato dalla XIX Conferenza del PCUS. Ma gli equilibri nel gruppo dirigente re stano incerti e contestati. Bisogna prevedere fasi alterne caratte rizzate da offensive e controffensive dei due schieramenti fonda mentali in lotta. La XIX Conferenza ha detto due cose essenziali: che i conservatori sono forti, anzi maggioranza, negli strati alti del l'apparato. Ma che non dispongono di una strategia realmente alternativa alla perestrojka. Infine, un'ultima questione. Riguarda la «dialettica» all'interno del campo socialista. Gorbaèèv ha ripetu tamente proclamato la fine della dottrina della sovranità limitata. Non ne ha tratto, è vero, tutte le conseguenze per quanto con cerne la storia passata e, in particolare, gli eventi del 1968 cecoslo vacco. La questione è molto delicata, non solo sul piano «di prin cipio», ma anche in termini politici immediati. La linea adottata dal leader sovietico è: «nessuna limitazione di sovranità, ciascuno si regoli come ritiene opportuno e come può». Può e deve dire di più? In particolare ai dirigenti cecoslovacchi attuali? Personal 151
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