Transizione 1988

cuni partiti e alcuni dirigenti che pensano che l'appoggio alle riforme di Gorbacèv escluda il dialogo e la solidarietà con questi movimenti indipendenti. Che la simpatia per Gorbacèv impedisca la critica delle violazioni dei diritti civili in URSS e nei altri paesi dell'Est. Un tale atteggiamento lascia l'iniziativa della difesa dei diritti dell'uomo in questi paesi alla destra occidentale, al presi dente Reagan e alla Chiesa cattolica con tutte le conseguenze po litiche per l'opinione pubblica dell'Est, che è molto sensibile su questo tema. Il sostegno alla politica di Gorbacèv da parte della Sinistra europea deve essere un sostegno critico. Questo significa da una parte sostenere le iniziative di Gorbacèv nel campo del disar mo, della cooperazione economica e ecologica tra Est e Ovest, ma dall'altra chiedere a Gorbacèv di rispettare gli accordi di Helsinki e di applicare i princìpi dell'Atto finale della Conferenza di Hel sinki sul non intervento negli affari interni non solo nella relazione tra URSS e Occidente, ma anche nella relazione tra URSS e altri paesi dell'Est europeo. È strano che nessuno dei dirigenti della Sinistra occidentale, che si sono incontrati con Gorbaèèv, abbia chiesto al dirigente sovietico di prendere pubblicamente le distan ze dalla dottrina della sovranità limitata, inventata da Breznev e sotto la bandiera della quale la Cecoslovacchia è stata invasa nel 1968. La logica poi chiede a Gorbacèv di riconoscere che l'inter vento militare contro la Cecoslovacchia il 20 agosto 1968 sia stato un «errore» della direzione brezneviana, anche se in realtà si tratta di un crimine con tragiche conseguenze per il popolo cecoslo vacco e per tutto il movimento socialista e comunista nel mondo. Sentiamo dire che si tratta «del passato», per il quale Gorbacèv non è responsabile. Ma lo stesso Gorbacèv ha risposto alla do manda dei redattori de l'Unità sul 1968 in Cecoslovacchia soste nendo che «si tratta di un problema dei comunisti cecoslovacchi». Con tutta la mia simpatia per Mihajl Gorbacèv, non posso essere d'accordo con questa posizione. Prima di tutto, perché l'occupa zione di un paese non è un «affare» dei comunisti, che rappresen tano solo una minoranza, ma di tutto il popolo cecoslovacco. E poi si sa che non sono stati i «comunisti cecoslovacchi» a spedire i carri armati sovietici a Praga. Era una decisione sovietica e spetta dunque alla direzione sovietica porvi riparo. Questo è tanto più necessario in quanto durante tutti questi venti anni nessuno, a Mo sca e neanche a Praga, era in grado di fornire un solo nome di un

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