Transizione 1988

I COMUNISTI ITALIANI E LA LEZIONE DI PRAGA

Adriano Guerra *

Per individuare aspetti e momenti importanti del processo attraverso cui il PCI è giunto alla collocazione di oggi, di partito della Sinistra europea, è bene guardare al 1968 come all'anno nel quale in connessione coi fatti cecoslovacchi è maturata una rot tura di grandi proporzioni all'interno di quello che allora veniva chiamato il movimento comunista internazionale, e contempora neamente ha preso avvio una spinta verso forme di aggregazione del tutto nuove. C'è chi propone di collegare la crisi del movimento comunista internazionale colla frattura — maturata a lungo dapprima con Hruscèv ed esplosa poi, negli anni di Breznev e della rivoluzione culturale, con gli incidenti di frontiera — verificatasi fra l'URSS e la Cina. Se si guarda al peso e al ruolo dei due protagonisti, e a quel che è nato a seguito di quella frattura (quando numerosi partiti comunisti videro sorgere al loro interno o al loro fianco gruppi di ispirazione maoista apertamente sostenuti in molti casi da una Cina autoproclamatasi nuovo centro della rivoluzione mondiale) l'ipotesi può apparire fondata. In realtà però lo scisma cinese è stato, al di là della Cina, di limitate proporzioni e insieme sostanzialmente di breve durata. E stato invece in connessione coi fatti di Praga e con la scelta sovietica dell'intervento militare, che l'internazionalismo a direzione sovietica ha ricevuto il colpo che doveva rivelarsi, anche se non immediatamente, fatale. E stato infatti in quell'occasione che è caduto uno dei tasselli fondamen tali dell'internazionalismo di ispirazione sovietica, quello riguar ­

* Della Fondazione Gramsci di Roma.

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