Transizione 1988
i processi riformativi interni e per la distensione Est-Ovest che ne costituisce la cornice necessaria. Più sensata è invece una strategia che incoraggi e promuova le riforme all' interno dei sistemi del Patto di Varsavia; riforme senza una spaccatura traumatica e senza cambiamenti drammatici. Le possibilità di successo di una simile strategia sembrano oggi più favorevoli che mai. Lo sono in quanto la necessità di riforme interne nei paesi dell'Europa orientale si collega alle influenze e- sercitate dalla dinamica perestrojka sovietica in quest'area e alla evidente disponibilità di Mosca di concedere, ai suoi alleati, uno spazio maggiore ad una democratizzazione e ad una trasforma zione orientate in senso riformatore. Oggi non vale più la doman da se i sistemi totalitari di tipo comunista sovietico possano cam biare. Ci si chiede invece con quale ritmo, in quale direzione e a quali condizioni essi si trasformino. In questa situazione si offrono alla Sinistra europea occi dentale, sia pura con certe limitazioni, alcune possibilità di influire in maniera stimolante su un processo riformatore interno; special- mente poi se la Sinistra si riallaccia, con i propri orientamenti, ai bisogni e alle nuove concezioni espresse dai riformatori in Europa orientale. Punti di contatto concreti per una tale strategia rifor mistica della Sinistra occidentale nei confronti dei paesi dell'Eu ropa orientale sembrano venire offerti dalle seguenti situazioni: 1. Il concetto di Mosca dell'istituzione di una «casa comune europea» e la spinta parallela degli europei orientali — compresa parte dei loro gruppi dirigenti — verso l'«Europa». Qui la Sinistra deve spronare perché si vada oltre l'accettazione permanente di un pluralismo di sistemi diversi, e cioè verso un pluralismo delle strutture sociali anche all'Interno dei sistemi in modo da per mettere anche agli europei orientali di abitare questa casa co mune. Questo vasto pluralismo non deve essere visto come qual cosa di negativo, ma deve essere valutato positivamente e deve implicare la disponibilità ad un apprendimento reciproco. I con tatti sovrasistemici non devono limitarsi al piano dei rapporti di governo: all'Est essi devono essere «destatalizzati» e devono com prendere relazioni sempre più strette da società civile a società ci vile. Una tale concezione richiede non soltanto che l'Unione So vietica rinunci esplicitamente alla cosiddetta «dottrina Breznev» e alla sua prerogativa interventista. Richiede anche una riabilitazio 191
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