Transizione 1989
IL COMITATO ETICO NELL ’ OSPEDALE S. ORSOLA-M. MALPIGHI: LINEE DI INDIRIZZO
Mario Zanetti
La rapida evoluzione della ricerca biomedica e i traguardi rag giunti dalla medicina sul piano scientifico e tecnologico hanno provocato la comparsa, a livello assistenziale, di problemi etici sempre più complessi. L ’ esigenza di approfondire tali problemi con maggiore sistema ticità ed incisività e di stabilire linee di comportamento che, pur mantenendosi al passo con il progresso scientifico, siano anche accettabili in base al senso morale della comunità che beneficia degli interventi sanitari, ha favorito l ’ insorgenza di diverse forme di con sultazione collegiale. Tra queste, un ’ espressione particolare è rap presentata dai Comitato Etici Ospedalieri. I Paesi in cui esiste una storia più consolidata al riguardo sono gli Stati Uniti e, in generale, gli Stati del Nord Europa (i primi Comitati in Gran Bretagna, negli USA e in Svezia risalgono agli anni sessanta). Progressivamente, negli ultimi venti anni, in quasi tutti gli stati dell ’ Europa Occidentale, oltre che in Stati di altri continenti, si sono istituiti Comitati Etici, generalmente non su iniziativa spontanea di singole istituzioni (nella fattispecie Ospedali), ma in base a progetti/politiche statali (ad esempio in Francia vi è un Comitato Nazionale Consultivo da cui è derivata la Costituzione di una rete di Comitati Etici distribuiti su tutto il territorio nazio nale; negli USA, dal 1980 al 1983, è stata istituita per volontà del Presidente una Commissione Nazionale con lo scopo di ema nare direttive per i Comitati locali che si occupano di ricerca con gli esseri umani, ecc.). In Italia, le prime esperienze risalgono a tempi più recenti e 329
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