Transizione 1989
porte di delicate trasformazioni della corporeità. L ’ artificio rende ora possibile ciò che in altri tempi restava impensabile. Il nuovo non può essere condannato in quanto tale. Si tratta invece di iscriverlo in un disegno antropologico più ampio, che ne porti a senso le potenzialità positive. Di qui la necessità di uno spazio di riflessione etica che vede l ’ incontro della strategia tecnica con l ’ esigenza dell ’ uomo che soffre, dell ’ esplicazione scientifica con la parola sacra, del lin guaggio giuridico con la chiarificazione filosofica. E tutto ciò non in una confusa sovrapposizione, ma nella ricerca di un “ bonum commune ” che chiede le competenze di ciascuno» (P. Cattorini). Assistiamo dunque a una convergenza delle varie discipline verso ciò che costituisce il «bene» dell ’ uomo. Ora, la definizione del bene è tipicamente la medesima risposta al quesito ultimo dell ’ etica come scienza. Impropriamente si possono catalogare varie e diverse etiche. Ciò si può spiegare, sul piano della conoscenza, dal diverso ap proccio, o dalla diversa nozione, o dalla differente valutazione dei dati che costituiscono l ’ esperienza umana. Ma ognuno che ponga una definizione di «ciò che è bene» la pone con il proposito di rispettare la regola come un assoluto. Io non sono fra quelli che, disperando dell ’ intelligenza, — e dunque della capacità umana di conoscere «il vero», — si rasse gnano a fingere «vero» (e quindi «assoluto») quel che esce dal frullino dopo avervi macinato tutte le più diverse ideologie. Rispetto le opinioni, i valori professati, le fedi diverse, ma la conoscenza può farli convergere almeno su valori umani condivisi. Oggi esiste una dicotomia, un po ’ enfatizzata, fra l ’ etica cristiana e l ’ etica laica. Si tratta di due settori di sensibilità diversa al pro blema. Ma rifiuto la contrapposizione. È falso pensare all ’ etica cristiana come ad una incrostazione storica del giudizio sull ’ umano agire; anzi valorizza la natura che considera proveniente da Dio. Anche l ’ etica laica può dimenticare che l ’ uomo non è un pro blema di geometria ma un essere che integra materia e spirito, presente e storia, tecnica e memoria. E il dimenticare l ’ influsso nella storia del senso religioso che incrocia i momenti del sorgere della vita e del suo spegnersi nella morte, impoverisce la riflessione etica. Si impone quindi il superamento di questo sterile antagonismo 337
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