Transizione 1989
essere caratterizzati dal rispetto della dignità del paziente, da una corretta informazione non solo di tipo tecnico ma anche di tipo etico. La tecnica, intesa come estensione della capacità umana, quando costituisce un valido ausilio alla natura, trova una sua giusta collo cazione; quando «sostituisce» l ’ uomo nel suo essere più profondo, ritengo non possa essere accettata. Inoltre penso che, in assenza di una legislazione adeguata e completa relativa alla materia, il Comitato Etico possa supplire a questa carenza costituendo un punto di riferimento preciso per gli operatori. Si potrebbe tuttavia obbiettare che il Comitato Etico non ha, né potrebbe avere autorità sufficiente a dispensare pareri anche perché andrebbe evidenziata con chiarezza a quale tipo di etica tale Comitato farebbe riferimento. «Sotto l ’ unico nobile termine di “ etica ” spesso si ritrovano antropologie diverse o addirittura contrastanti, con la conseguente diversità o contrasto nella con si derazione dei valori morali dell ’ uomo. Ne deriva la tentazione di pretendere di giungere ad ogni costo ad un ’ etica condivisa da tutti, che in concreto sarà un ’ etica consensuale ottenuta a prezzo di com promesso. L ’ esito estremo può essere il chiamare etica una valu tazione che in realtà si configura come anti-etica» (D. Tettamanzi). Ancora è utile sottolineare che il Comitato Etico non può es sere considerato un luogo di «ricerca», quasi potesse costituire una sorta di «magistero» cui far riferimento in quanto capace di emettere sentenze o pronunciamenti solenni. Meglio che verifichi, a livello locale — nel singolo ospedale o struttura sanitaria — il singolo problema e su quello si pronunci. In sintesi, la costituzione dei Comitati Etici non è scevra da rischi e pericoli di degenerazione. Potrebbe esserci una deresponsa bilizzazione morale (possibilità di esautorare il ricercatore o l ’ ope ratore sanitario) oppure una degenerazione faziosa (facile strumen talizzazione con rischio di schieramenti di tipo politico). A conclusione di questa riflessione sui Comitati Etici, ritengo che per quanto riguarda il fine per cui si sono costituiti, questo è essenzialmente buono: si tratta di «assicurare nella professione medica l ’ attenzione all ’ uomo nella totalità dei suoi valori e delle sue esigenze» (D. Tettamanzi).
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