Problemi della transizione 1979

Politico e sociale in Italia

guita attraverso una scelta personale fra le opzioni offerte dal sistema scolastico). Quanto la novità sia dovuta a maturazione culturale e quanto sia invece il naturale prodotto di interessi esclusi dai ca nali particolaristici già praticati dagli altri è questione che qui non si può approfondire. Ciò che conta è che la novità c ’ è stata e che ha avuto una serie di conseguenze, risol ventisi, nel loro complesso, in una forte controspinta rispetto al modo in cui aveva operato e si era organizzato il sociale nel periodo prece dente: nelle associazioni semi-pubbliche, nei comitati corpora tivi, negli enti burocratico-categoriali e così via. Per capire, tut tavia, a quali tendenze la controspinta ha dato luogo, occorre aver presente che essa non ha avuto quest ’ unica origine, ma è dovuta, come minimo, ad altre due matrici. La prima è l ’ insod disfazione che comincia a diffondersi, fra gli stessi interessi che dovrebbero benificarne, per alcune almeno delle funzioni eser citate attraverso la vecchia organizzazione. L ’ assistenza sanita ria, ad es., si caratterizza per diseguaglianze sempre meno tol lerate, sia nel costo sia nelle prestazioni fornite. La seconda è il peso crescente del partito comunista, il quale, ovviamente, ha tutto l ’ interesse a che si adottino moduli organizzativi diversi da quelli che, sino a quel momento, hanno fortemente favorito il suo maggiore concorrente politico. L ’ insieme di tutti questi fattori (ma altri probabilmente ce ne sono, che qui trascuro per pura omissione), se genera una comune ostilità contro i moduli vecchi, genera per converso di visioni in ordine a quelli da adottare per il sociale non più cor porativo. Sono due, fondamentalmente, le posizioni che matu rano. La prima, favorevole al primato (sul sociale) delle assem blee politiche, bolla come corporativi tutti i moduli che non af fidano agli enti territoriali di governo le risposte alle domande di cui il sociale è portatore: non per tagliar fuori quest ’ ultimo, ma assumendo che la partecipazione possa e debba solo consi stere nel diritto di far sentire la propria voce agli organi politici preposti a quegli enti. La seconda posizione, favorevole ad una tendenziale diffusione di forme molecolari di governo comuni tario, ritiene che solo con tali forme la vocazione partecipativa si possa realizzare e parte dell ’ ipotesi che gli interessi sociali, adeguatamente organizzati, sappiano trovare soluzioni non particolaristiche, pur in assenza di mediazioni politico-parti tiche. Le due posizioni non sono, all ’ inizio, così nitidamente de finite e contrapposte, e nel primo test di rilievo, la creazione dei nuovi organi scolastici, sembrano due accentuazioni legger mente diverse di un medesimo indirizzo innovativo. Col tem po, il divario si accentuerà, ma potremo percepirlo soltanto at traverso i dibattiti ideologici, perché nella vita istituzionale la posizione favorevole al governo comunitario e al controllo so ciale non riuscirà a dotarsi della necessaria concretezza e l ’ al tra, che uscirà insoddisfatta dalla vicenda scolastica, prenderà il sopravvento. La nascita, per legge, di «comunità scolastiche» ha rappre sentato una grossa novità nel nostro sistema, al di là degli effet ti che in concreto è riuscita a produrre. Per lunghi anni la scuo la era stata uno dei tanti servizi a gestione burocratica, rispetto al quale chi aveva cercato alternative (i cattolici), lo aveva fatto attraverso l ’ organizzazione di un servizio in tutto similare, sal va la specificità degli orientamenti ideologico-culturali. Ora

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