Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
datismo nei paesi in cui, come in Russia, Romania o Bulgaria, esso è stato in grado di affrontarla dall ’ interno. In altri si con serva come una forza vitale, carica di vigoria critica: come in Polonia, in Boemia, in Slovacchia, in Ungheria, in Lituania. La nostra cultura non ha linguaggio per riconoscere l ’ esi stenza di una questione nazionale. Non sa capire i fenomeni in cui essa esplode violenta: in Spagna, in Irlanda, o corre tran quilla ma potente (in Francia come in Belgio). Personalmente, credo che il tema nazionale sia affrontabile solo con categorie religiose, appunto perchè esso ha come propria specificità il trascendere il tempo. E tuttavia non si può fare una analisi politica sensata dei problemi del nostro tempo, una analisi che vada poco oltre la cronaca od il patois della sociologia, senza trovarsi di fronte al la questione nazionale come matrice eminentemente politica dei fenomeni politici. Il linguaggio corrente, che risolve tutto nel sincronico, ap piattisce i fenomeni. Il Regno di Napoli diviene così la «que stione meridionale», come se non vi fossero cause passate che sono ancora operanti, come se, per meglio dire, le origini e le tradizioni non fossero cause. La stessa frantumazione sociolo gica della storiografia finisce con fare, nella patria di Vico, la storia una disciplina senza incidenze politiche, se non assume ad oggetto termini ancora in qualche modo politicamente ope ranti (ad es. il fascismo). Ma la questione nazionale non è solo la questione dei rap porti tra l ’ Italia dei comuni e delle repubbliche ed il regno feu dale del Sud, che vivono tutt ’ ora tra di noi. Esiste come proble ma chiave il tema: Italia-Stati Uniti. È questo forse il problema politico più importante che abbiamo dinanzi. Noi riteniamo che la nostra esistenza nazionale sia vital mente legata alla nostra presenza nell ’ area «imperiale» ameri cana. Fa parte dell ’ ovvietà che basi americane siano tra di noi e che missili sovietici siano puntati sul nostro paese. Tale situa zione, non è oggetto di discussione, perchè sembra un implicito politico che la nostra esistenza e quella degli Stati Uniti siano la medesima realtà. Basta la questione petrolifera a mostrare la diversità dei nostri interessi dalle multinazionali del petrolio e dal governo che, in ultima analisi, ne sostiene politicamente l ’ esistenza. Il fatto che noi consideriamo gli Usa come nostra metropoli configura una grave alienazione della nostra esisten za nazionale, ed è forse l ’ ultima ragione della crisi metapolitica che insidia la legittimità acquisita unanimemente della demo crazia e costituisce quindi l ’ ultimo fondamento della secessione generazionale e del terrorismo. Il tipo di estraneità dell ’ uomo all ’ uomo che è propria degli Stati Uniti, che si fondono su un modello di comportamento fondamentalmente giuridico (la «nuova nazione» trova la sua forma esistenziale nel «diritto naturale») è assai improprio ri spetto a culture come quelle europee, in cui l ’ identità politica e statuale non è mai stata originaria. Gli Stati Uniti non sono una nazione in senso europeo. La loro dimensione discronica è as sai più ristretta. Ciò dà loro grandi vantaggi e soprattutto li po ne in una condizione non alienata rispetto al loro modello civile originario. Le fratture di una comunità puramente politica co me gli Stati Uniti sono fratture molto meno gravi di quelle in terne ad una nazione, come è ogni comunità politica europea, e quindi anche la nostra. Su questo punto di vista, noi siamo più
64
Made with FlippingBook - professional solution for displaying marketing and sales documents online