Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Tenendo conto che ovviamente queste stime non si posso no «sommare» è però importante riassumerle per averle pre senti nel dibattito che si può fare sui tassi di attività e sul signifi cato che possono avere i dati sulla disoccupazione prima visti. Iniziando dalle stime degli occupati nell ’ economia paralle la a seconda delle fasce di età un tipo di studi è relativo all ’ indi viduazione del lavoro minorile. Le indagini fatte in Lombardia ed in alcune città del sud (su cui parleremo più estesamente nel quarto paragrafo) hanno messo in evidenza la diffusione di questo fenomeno e Frey 6 applicando al livello della popolazio ne italiana tra i 10 e i 15 anni i tassi di lavoro minorile (preva lentemente part-time e stagionale) stima che in Italia i minori che lavorano potrebbero essere 430.000 unità (di cui 143.000 femmine). Successivamente si possono analizzare le ricerche su i lavori non regolari dei giovani tra i 14 ed i 29 anni. Abbiamo già detto come in questa fascia di età si rilevino (fino ai 20 anni) le situazioni di apprendistato e molte sono le figure di giovani che escono dalla scuola per andare a fare in modo del tutto non tutelato i «ragazzi di bottega» mentre per contro al livello degli studenti delle scuole superiori che proseguono gli studi il nume ro di studenti che svolge un lavoro estivo o part-time diventa sempre più consistente. Le ultime stime di Frey sono relative al 1977 7 e queste individuano per la fascia tra i 14-29 anni un numero di lavoratori «occulti» pari a 1.400.000 unità (di cui 890.000 donne). Passando alla fascia di età tra i 30 ed i 49 anni i livelli di occupazione occulta sono soprattutto ritenuti essere femminili (anche perché i tassi di attività maschili in quelle classi di età sono molto elevati). Analisi come quella sul lavoro delle donne sposate tra i 20 e i 50 anni fatte in Lombardia 8 individua la presenza di almeno un 14,8% che svolge un ’ attività lavorativa nell ’ ambito della casa o in un luo go immediatamente contiguo e questo dato (rilevato nel 1977) sembra indicare una estensione del lavoro a domicilio che nel 1968 era stato stimato dalle ricerche ILSES per la Lombardia nell ’ 11,2% delle donne. Frey stima a questo proposito che al meno 600 mila donne tra i 30 e i 49 anni lavorino pur figuran do tra le casalinghe ed anche le rilevazioni ISTAT prima viste sulle non forze di lavoro disponibili a lavorare in una occupa zione esplicita indicano l ’ elevata presenza di donne in queste fa sce di età. Si arriva così al lavoro dei pensionati e Bergonzini in uno studio di prossima pubblicazione arriva alla stima com plessiva di almeno 1.200.000 pensionati svolgenti un lavoro e Frey giunge alle stesse conclusioni indicando in 1.250.000 per sone dai 50 anni in su (di cui 750 mila donne) una quota rile vante che continua a lavorare e che potrebbe sicuramente au mentare se si verificano le previsioni fatte sull ’ aumento delle pensioni nei prossimi dieci anni 9 . Si tratterebbe quindi di una cifra di quasi quattro milioni di persone (di cui quasi due milioni e mezzo donne) che svolgo no un lavoro nella economia parallela tenendo presente che questi tipi di lavori sono molto variabili andando dalla lavo 6 F rey , Il lavoro minorile in Italia, «Ten denze dell ’ occupazione», n. 4, 1979, pp. 1-8.

liare (a cura di G. Basile e I.. Zanuso), Mi lano 1979. 9 Le previsioni sull ’ aumento delle pensioni sono state fatte da G. M orcai . do e G.M. P ierucci nel loro articolo, L'onere futuro della spesa per pensioni, «Rivista di Eco nomia e politica industriale», n. 3, 1978, pp. 259-298.

7 F rey , Dal lavoro nero alla misurazione del reddito «sommerso», «Notiziario CE- RES di economia del lavoro», n. 10, 1979, pp. 1-4. 8 IRER, Lavoro femminile e lavoro fami

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