Problemi della transizione 1979

Disoccupazione giovanile

rante a domicilio emiliana molto ben retribuita al lavoro estivo dello studente, dal lavoro nero fatto per pochi soldi nel sud a lavori anche molto ben retribuiti dei pensionati «di lusso». Un criterio diverso è stato invece seguito dai curatori del recente rapporto ISFOL-CENSIS 10 che ha stimato per il 1978 un numero di 1.328.000 lavoratori part-time (di cui 847.000 donne). È evidente che questi lavoratori non possono essere ag giunti ai precedenti perché costituiscono una specificazione di un tipo di lavoro che attraversa le fasce di età prima considera te. Sono invece aggiuntive le stime fatte sempre dal- l ’ ISFOL-CENSIS sul doppio lavoro e su i lavoratori stranieri in Italia. Per quanto riguarda il doppio lavoro la stima per il 1978 è di 1.157.000 unità (pari al 5,7% del totale degli occupati) e di questi 916.000 sono uomini (il 6,5% dell ’ occupazione maschi le) e 241.000 donne (il 3,9% dell ’ occupazione femminile). I la voratori stranieri in Italia che solo in numero limitato figurano nelle rilevazioni ufficiali sarebbero invece in una cifra oscillante tra 280.000 e 400.000 unità 11 . L ’ entità della economia parallela è quindi molto consisten te ed è verso questo tipo di economia che è spinto il giovane una volta uscito dal sistema scolastico. Il problema politico che ci si può porre di fronte a questo tipo di economia è comunque duplice ed è importante esplicitarlo proprio per dare un signifi cato ai meccanismi di possibile controllo di questa economia. La presenza di questa economia parallela pone infatti con molta evidenza due schemi classificatori che occorre avere pre sente: a) i diversi livelli di sindacalizzazione dell ’ occupazione; b) i diversi livelli di «assistenza» che l ’ occupazione può avere. Per quanto riguarda il primo tipo di classificazione dell ’ oc cupazione la tendenza è quella di suddividere l ’ occupazione tra quella esplicita (ritenuta sindacalizzata) e quella dell ’ economia parallela (sicuramente non sindacalizzata). La situazione è in vece più complessa in quanto anche per quanto riguarda l ’ occu pazione esplicita se definiamo sindacalizzato un luogo di lavo ro in cui è direttamente presente il sindacato (con un consiglio di fabbrica, una rappresentanza sindacale ecc.) si può molto fa cilmente constatare che sia nell ’ industria che nell ’ agricoltura e nel terziario i lavoratori occupati espliciti sindacalizzati (cioè in luoghi di lavoro sindacalizzati; non tanto iscritti ad un sindaca to) anche in situazioni di forte politicizzazione (come in Emilia- Romagna) sono ormai in percentuali inferiori al 50%. Sarebbe quindi un errore considerare l ’ occupazione esplicita come un insieme di lavoratori sindacalizzati; si hanno così tre raggrup pamenti: gli occupati espliciti sindacalizzati, gli occupati espli citi non sindacalizzati e gli occupati nella economia parallela (ovviamente non sindacalizzati) tenendo poi presente che anche i livelli di «non sindacalizzazione» possono essere diversi in quanto accordi locali anche in relazione al lavoro a domicilio o contrattazioni regionali relative ai dipendenti delle aziende arti giane possono creare tutta una gamma di situazioni differenzia

di base per una indagine su i lavoratori stranieri in Italia, a cura della Cattedra di Sociologia 2b dell ’ università di Roma e dell ’ ECAP-CGIL.

10 ISFOL-CENSIS, Primo rapporto sulla manodopera cit. 11 Oltre ai dati riportati nell ’ indagine CENSIS su i lavoratori stranieri in Italia rinviamo sia a «Quaderni di Rassegna sin dacale», n. 4, 1979, sia al n. 38, 1979, di «Esperienze e proposte», Documentazione

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