Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

la metà degli anni ’ 60 al ’ 73 e dal ’ 73 alla fine del ’ 77 e conside rando questi tre periodi si può constatare come per gli Stati Uniti i tassi di crescita siano passati dal 4,7% al 3,3% fino all ’ l ,7%; in Francia dal 5,9% al 5,5% fino al 2,4%; in Germa nia dal 5,6% al 4,4% all ’ l ,3% ed in Italia dal 6,0% al 4,7% all ’ l, 7%. Si può così osservare che c ’ è una tendenziale caduta dei tassi di crescita (un dato quindi che sembra strutturale) con però nell ’ ultimo periodo un aggravamento di tipo congiuntura le dovuto alle politiche deflazionistiche messe in atto in seguito alla crisi petrolifera. C ’ è poi da sottolineare che spiegare i problemi occupazio nali prevalentemente dal punto di vista della domanda ha im plicazioni politiche consistenti in quanto significa attribuire al la domanda (cioè alle decisioni dei capitalisti) la spiegazione principale sulla esistenza del dualismo tra l ’ economia delle oc cupazioni esplicite e quella parallela. Come scrive Michael Priore 17 : «la principale linea di discussione è che il dualismo sia connesso alla variabilità e alla incertezza che sono proprie delle moderne economie industriali; storicamente la forza lavoro è stata usata per risolvere i problemi che si creavano nel processo produttivo e cioè è stato considerato vero nella banale afferma zione che la manodopera costituisce il fattore variabile della produzione e che quindi può essere tranquillamente assunta e licenziata a seconda del fluttuare dell ’ attività produttiva. In questo senso essa è contrapposta al fattore costante, il capitale (o più concretamente gli impianti e le attrezzature) che non può essere costretto a sopportare il costo del suo mancato impiego. Questa differenza ha spinto i datori di lavoro ad essere più at tenti nel pianificare l ’ utilizzazione del loro capitale e a relegare il più possibile le fluttuazioni in quei settori dell ’ economia (e in quelle unità produttive all ’ interno delle diverse industrie) che fanno largo uso di mano d ’ opera. ...La competente mano d ’ opera è di solito l ’ ultimo fattore preso in considerazione e si costringe in pratica la forza lavoro ad adattarsi agli altri aspetti del sistema economico e non viceversa. ...Il dualismo nel mer cato del lavoro sorge quando strati della forza lavoro comincia no a venire isolati rispetto agli effetti dell ’ incertezza e della va riabilità della domanda e le loro richieste cominciano ad essere anticipate nel processo di pianificazione e decisione». Si ha così come scrive ancora Priore che « fattori come ses so, razza, appartenenza a gruppi etnici, giovinezza e simili, che la distribuzione della forza lavoro fra i mercati primari e secon dari del lavoro tende a riflettere sono categorie che, anche se non sono state create dai datori di lavoro, sono state come mi nimo, ampiamente rafforzate e manipolate da loro per Stabiliz zare e legittimare la struttura economica» ed è in questa ottica della domanda che va affrontato anche il problema della pro duttività 18 . c2) Per spiegare perché la diminuzione della domanda ab bia colpito prevalentemente le classi di età più giovani il tipo di spiegazione che viene dato è che in un clima di incertezza e di

nente i «dualisti» ai «radicali» è stata fatta da D. G ordon , Theories ofUnderemploy- ment and Poverty, Lexington 1972. 18 Su questo aspetto si rinvia al saggio di P. S weezy , H. M agdoff , Rallentamento di produttività: un falso allarme, «Monthly Review», ed. it. , giugno 1979, pp. 1-5.

17 M. P riore , Alcune note sul dualismo nel mercato del lavoro, «Rivista di Econo mia e Politica industriale», n. 2, 1977, pp. 185-210. Le tesi di Priore sono state espo ste nel libro di P. D oeringer , M: P riore , Internai Labour Markets and Manpou/er Analysis, Lexington 1971 ed una loro pri ma analisi critica molto nota contrappo

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