Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

to interessanti da considerare come punto di riferimento anche per l ’ analisi di una società indubbiamente diversa come quella italiana. Non è questa la sede per esporre l ’ articolato insieme di tesi di questo autore che è molto stimolante e che utilizza un ampio insieme di analisi empiriche. Ci limitiamo perciò a ricordare l ’ interrogativo di fondo e due punti di riflessione che potrebbero essere tenuti presente anche al livello del dibattito che stiamo delineando. L ’ interrogativo di fondo che si pone Collins è perché in una società industriale ad alto livello di tecnologia che potreb be tranquillamente permettere a tutta la collettività di vivere bene con ampi spazi di «non lavoro» si ha invece una situazio ne in cui la maggior parte delle persone è inserita in termini quantitativi e qualitativi in lavori lunghi e pesanti. L ’ interrogativo è indubbiamente di fondo e iniziare a ri spondervi vuol dire riproporre ancora una volta l ’ analisi del si stema capitalistico in cui viviamo, sulla base di una ampia teo ria del conflitto tra le classi e i vari aggregati sociali. Due spez zoni all ’ interno del tentativo di interpretazione globale che cer ca di dare Collins ci sembrano da ricordare in questa sede, in quanto entrambi legati a come valutare i vari posti di lavoro: a) un primo modo con cui i posti di lavoro dovrebbero essere va lutati secondo questo autore è di considerare la distinzione tra «lavoro produttivo» (tendente alla produzione di beni e di plu svalore) e «lavoro politico» (tendende alla regolamentazione ed alla distribuzione di questi beni). Si può allora constatare e va lutare come all ’ interno di tutti i posti di lavoro (salvo i casi estremi che vedono da una parte il lavoro solamente produttivo senza alcun potere politico e dall ’ altra parte i politici puri) c ’ è una diversa combinazione di questi due tipi di lavoro per cui chi entra in una attività lavorativa sceglie e costruisce le sue strategie a seconda di come questi due tipi di lavori sono com binati ed anche il rapporto titolo di studio/lavoro va valutato sotto questo aspetto in quanto occorre non solo verificare il rapporto studio/lavoro produttivo (ponendo quindi il proble ma delle competenze richieste) ma anche il rapporto studio/lavoro politico incorporato nei diversi posti di lavoro; b) un secondo modo con cui possono essere valutati i posti di lavoro è poi la verifica di quanto «non lavoro» sia inserito nel tipo di lavoro. Dato infatti il tipo di conflitto tra le classi e gli aggregati sociali per il potere (che non è solo concentrato al li vello delle istituzioni ufficiali ma è diffuso all ’ interno dei vari posti di lavoro), una delle conseguenze di questo conflitto è che se la società capitalistica avanzata non ha cercato di generaliz zare il tempo di non lavoro per tutti ha però finito per estendere il numero di posti di lavoro in cui di fatto predomina il «non la voro» ed in questo senso Collins parla di società della «sinecu ra» e ripropone come esempi quelli che abbiamo precedente- mente fatto in relazione alle caratteristiche di «assistenza» che possono avere vari tipi di occupazioni (nei grandi apparati bu rocratici pubblici, privati, ecc.). Questo tipo di problemi non può essere evitato ed è indub bio che un dibattito sulla professionalità oggi in Italia non può prescindere dal chiedersi quale è il rapporto esistente tra titoli di studio/lavoro cercando di dare una valutazione realistica che vada oltre l ’ ideologia tecnocratica. In questa direzione è perciò molto comprensibile come nei dibattiti più seri come quello tenuto a Roma nel ’ 78 su Aree professionali e industria o

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