Problemi della transizione 1979
Disoccupazione giovanile
quello coordinato dalla CEE nel ’ 79 su «Transition from School to working life » si sia avvertito tutto il peso di quesa cri si iniziando a delineare solo alcune caute prospettive di riforma e sottolineando soprattutto le esigenze conoscitive e le direzioni di ricerca 31 . Il quadro di riferimento presentato nei punti precedenti permette di cogliere vari livelli in relazione ai quali la proble matica della disoccupazione giovanile può essere analizzata. All ’ interno di questo quadro sarebbe molto importante poter considerare gli atteggiamenti dei giovani che si trovano di fron te alle situazioni prima descritte e, in particolare, di fronte ai meccanismi di una società dove è cresciuta a ritmi intensi la scolarizzazione di massa ma che non riesce ad offrire ai giovani una proposta di lavoro e di vita complessivamente accettabile. Affrontare questo ordine di problemi è però molto difficile a causa della carenza di ricerche empiriche e di analisi qualitati ve sistematiche. Qualche spunto alla riflessione può comunque essere introdotto cercando di ricostruire il mutamento degli at teggiamenti verso il lavoro avvenuto negli ultimi anni. A questo proposito riportiamo i risultati di alcune ricerche in relazione a tre tematiche: a) il tipo di lavoro (manuale/non manuale; di fabbrica/terziario, ecc.); b) la durata del lavoro (il tempo di la voro rispetto al più generale tempo di libertà e di vita); c) il su peramento di una serie di vincoli posti dal lavoro dipendente {marche intérimaire in Francia, tentativi dei giovani rispetto a forme di nuova imprenditorialità ecc.). fi) Per quanto riguarda il primo punto — il tipo di lavoro — una ricerca molto interessante è quella di Daniele Linhart che ha analizzato con due indagini di tipo qualitativo (cioè at traverso interviste dirette) gli atteggiamenti verso il lavoro sia degli operai dell ’ industria sia dei lavoratori dipendenti del terziario 32 . Cominciamo dal terziario. Da tutte le interviste (26, di cui 16 donne) non scaturisce nessuna aspettativa ben definita ri spetto al lavoro terziario. Non lo si sceglie — dice la Linhart — per ciò che può dare ma per quello cui consente di sfuggire: il lavoro operaio, il lavoro di fabbrica. In tutte le interviste il la voro operaio viene evocato come qualcosa di tremendo, di an goscioso («se un giorno fossi costretto ad andare in fabbrica avrei voglia di suicidarmi»...) c ’ è un ’ assimilazione della condi zione dell ’ operaio a quella dello schiavo («quando si lavora alla catena di montaggio della Renault, è una specie di schiavitù»...). Sono coloro potenzialmente più vicini al mondo operaio (per provenienza sociale, non elevato titolo di studio, ecc.) che ne fanno il quadro più nero e manifestano una più for te reazione di rigetto. «Ma si tratta — dice la Linhart — di un rigetto aprioristico, di un rigetto dall ’ esterno che non si fonda su una conoscenza reale delle condizioni oggettive del lavoro operaio. Tale rigetto è alimentato, da un lato, da una immagi
f) Mutamento degli at teggiamenti verso il la voro
organizzata dalla sezione istruzione della CEE i cui atti sono ancora al livello di pri ma stesura. 32 D. L inhart , Contenu et désaffection du travail industriel, Parigi 1976 e L ’ évolu- tion du travail tertiaire, Parigi 1978.
31 Gli atti del primo convegno ricordato sono stati pubblicati dalla rivista «Econo mia, istruzione e formazione professiona le», n. 2, 1978. In quanto al secondo tipo di incontri si tratta di una ricerca compara ta fatta in sei nazioni (Italia, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Germania, Danimarca)
87
Made with FlippingBook - professional solution for displaying marketing and sales documents online