Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

ma anche quella grandissima quantità di tempo legata in un qualche modo e per ragioni diverse al lavoro (il tempo passato sui mezzi di trasporto, il tempo utilizzato per il perfezionamen to o anche soltanto il mantenimento di quelle conoscenze che vengono poi utilizzate e spese nel lavoro, il tempo per il disbri go di pratiche burocratiche d ’ ogni tipo oggi molto aumentate rispetto al passato e che quindi intacca in maniera consistente il tempo reso disponibile dall ’ accorciamento della giornata lavo rativa). Accanto a questa minuziosa ricostruzione di quel che deve essere considerato tempo di lavoro, Rustant cerca di definire che cosa sia, oggi, i\] empo di libertà. «Non siamo più, egli scrive, nel 19° secolo quando l ’ uomo consacrava tutte le sue giornate e tutta la sua vita al lavoro; oggi egli può e vuole pen sare al suo tempo di libertà». Anche la concezione di «tempo di libertà», ha subito, come quella di «tempo di lavoro» una lenta e continua evoluzione: se nell ’ ottocento questa concezione era riferita essenzialmente alle necessità della riproduzione della forza lavoro (mangiare, dormire, fare figli) con lo sviluppo in dustriale e l ’ aumento della produzione di beni e di servizi il tempo di libertà è diventato «aumento della capacità di consu mo» e quindi (al di là delle distorsioni consumistiche) crescita del livello di vita. Questa concezione del livello di vita inteso come capacità di consumare sempre di più beni e servizi è oggi ancora largamente presente e viene strettamente collegata non tanto con la riduzione dell ’ orario quanto con la crescita del sa lario e del reddito perché soltanto l ’ accesso a una certa soglia di risorse permette appunto maggiori livelli di consumo. Questa concezione è — secondo Rustant — una delle origini prevalenti del doppio lavoro, non a caso sviluppatosi in quelle zone dove maggiormente sono diffuse condizioni di reddito elevato e dove più alti sono i tassi di occupazione. «Negli USA, egli scrive, do ve il reddito medio per abitante è uno dei più elevati del mondo e dove la durata del lavoro è relativamente più bassa, numero sissimi sono coloro che praticano il moonlight tuork, cioè che hanno una seconda e qualche volta una terza occupazione (il 10% della popolazione attiva degli Stati Uniti nel 1975)». Oggi questa concezione sta secondo Rustant cambiando, ad opera specialmente dei giovani che cominciano a sostituire il livello di vita con il genere di vita, espresso dalla riduzione del tempo di lavoro e dall ’ aumento del tempo di libertà (inteso co me tempo di non costrizione da dedicare ad attività totalmente libere e creative). Certo, questa alternativa non è così rigida e sarebbe sba gliato contrapporre la diminuzione dell ’ orario di lavoro alla crescita del salario: in una inchiesta condotta nel 1970 tra gio vani operai della Renault di Mans e Billancourt risulta infatti che a Mans (dove sono presenti maggiori livelli di qualificazio ne e quindi anche più alti livelli salariali) l ’ 84,3% degli operai intervistati era per la riduzione dell ’ orario di lavoro; mentre a Billancourt, dove più diffusa è la presenza di OS (operai comu ni), solo il 51,4% si è espresso negli stessi termini. La crescita di una concezione che accorda preferenza al ge nere di vita, alla qualità di vita piuttosto che alla quantità dei consumi sarebbe del resto dimostrata, secondo Rustant, dalla grande diffusione tra i giovani del lavoro part-time (da non confondersi con il lavoro intérimaire che è invece un lavoro a pieno tempo ma in modo discontinuo e durante certi periodi

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