Problemi della transizione 1979
Disoccupazione giovanile
anch ’ esso come vedremo assai diffuso in Francia). Per quanto riguarda il part-time la situazione è senza dub bio contraddittoria: questo tipo di lavoro è infatti particolar mente bene accetto tra i giovani e le donne perché queste due categorie sociali, per ragioni differenti, possono ambedue per mettersi il lusso di guadagnare mezzo salario: i giovani perché non debbono ancora far fronte a esigenze familiari, in partico lare perché non debbono mantenere altre persone con il reddito del loro lavoro: le donne perché il ruolo subalterno a cui sono state e sono ancora relegate all ’ interno della nostra società e della nostra cultura, fa sì che il reddito da lavoro sia considera to da loro stesse soltanto come un ’ integrazione del più generale reddito familiare. Ma le ragioni sono soltanto queste? O non bisogna invece cogliere in questo atteggiamento motivazioni più profonde e complesse? Rustant ne individua almeno due. Una di segno positivo: la conquista appunto di un maggiore tempo di libertà per sé; l ’ altra di segno più negativo anche se collegata alla prima: cioè il rifiuto di qualsiasi coinvolgimento nel lavoro, l ’ accettazione di un lavoro marginale nel quale è im possibile identificarsi e realizzarsi, operando in questo modo una frattura difficilmente recuperabile tra la qualità del lavoro e la qualità della vita. E innegabile infatti che il lavoratore part- time resta confinato a vita a un lavoro marginale che non per mette di accedere a una dinamica professionale, inoltre questo lavoratore è più difficilmente organizzabile e mobilitabile dal sindacato per qualsiasi tipo di rivendicazione e nello stesso tempo può egli stesso incidere meno sulle scelte che il sindacato fa anche rispetto a problemi molto importanti e nei quali pro babilmente crede, quali appunto la riduzione dell ’ orario di la voro, La scelta del part-time, rappresenta dunque per Rustant, una scelta di tipo individuale, una risposta tutta privata a pro blemi che sono invece collettivi e pubblici, e ai quali occorre dàre una risposta. Occorre cioè affrontare la questione della durata del lavo ro nel modo nuovo in cui ella oggi si pone, in primo luogo in terrogandosi sul valore accordato al lavoro da parte delle nuo ve generazioni riproponendo la contraddizione tra necessità e libertà in termini non moralistici e non ideologici riallacciando quei fili che sembrano oggi spezzati dalla conquista di una qua lità diversa di lavoro e quella di una diversa e migliore qualità della vita. f3) Un terzo atteggiamento nei confronti del lavoro è la diversa disponibilità verso un lavoro indipendente e come esempi di questo atteggiamento possiamo ricordare: a) la ricer ca di lavori «a tempo» che si possono interrompere e riprende re; b) la ricerca di professioni nuove e forme nuove di impren ditorialità. Per quanto riguarda il primo punto i saggi di Michel Pia- loux e J.F. Germe 34 sulla situazione francese permettono di mettere a fuoco molto bene questo interessante e sindacalmente
34 M. P ialoux , Jeunes sans avenir et tra- vail intérimaire, «Actes de la Recherche», n. 26-27, 1979 e J.F. G erme , Les nouvel- les formes d ’ emploi: le travati intérimaire, «Critique de l ’ economie politique», oct.-dec. 1978. Sul mercato del lavoro e i giovani in Francia rinviamo anche agli altri articoli contenuti nel numero 26-27 di
«Actes de la Recherche» che ha come titolo Classes d ’ àge et classes sociales e ai seguenti libri: AA.W., L ’ entrée dans la vie active, Parigi 1977 e AA.W., Les jeunes et le pre mier emploi, Parigi 1978.
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