Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

ti) di Bologna che hanno chiesto e ottenuto cure termali: nel 1978 sono stati 2.560 su 6.000 (cioè il 42,7%) e la sua giusta indignazione richiama molte immagini della società della «sine cura» di cui abbiamo visto parlare Collins. Quello che si intravede è però non tanto una immagine unidirezionale ma una sequenza di spezzoni di comportamenti e di situazioni. Come scrive giustamente Brusco alla fine del suo libro sulla struttura dell ’ agricoltura nel comprensorio di Modena di fronte ad un tipo di lavoro dipendente nell ’ econo mia esplicita regolamentato come tempo, salari ecc., nell ’ ambi to di un controllo sindacale c ’ è la possibilità di un lavoro più li bero da vincoli (doppio lavoro, lavoro nell ’ azienda contadina, lavoro artigianale, a domicilio ecc.) dove un lavoratore può de cidere di lavorare più intensamente o più a lungo per guada gnare di più. E a queste due figure di lavoratori: il lavoratore «esplicito» tutelato e garantitoed il lavoratore a forte intensità di lavoro si intersecano poi molte altre figure; dal lavoratore straniero (il CENSIS ne ha stimati 5.000-10.000 in Emilia- Romagna) che fa i lavori dequalificati rifiutati per la loro noci- vità o dequalificazione (dal lavoro nelle fonderie a quello nei servizi domestici) al tipo di studente che, come vedremo, può decidere di tendere a periodi di tempo libero per cui l ’ obiettivo del lavorare molto per guadagnare molto può non essere più condiviso preferendo un lavorare meno ed anche un guadagna re meno pur di avere un tempo di non lavoro da utilizzare in modo diverso. I meccanismi quindi non sono certamente molto semplici da decifrare sotto questa situazione di apparente unificazione (anche politica) che fa parlare di «modello emiliano». Per por tare alla luce ulteriori dinamiche, focalizzando l ’ attenzione sul le nuove generazioni, è però necessario riprendere i percorsi scuola-lavoro dal loro inizio e verificare i tipi di intrecci che si presentano a seconda delle diverse situazioni di partenza. Gli indicatori che permettono di comprendere le modalità di passaggio attraverso i primi due livelli scolastici sono princi palmente tre: a) i tassi di scolarità ottenuti facendo un rapporto tra gli iscritti ad un tipo di scuola (media o superiore) e le classi di età corrispondenti (10-14 o 15-19 anni) che pur essendo molto approssimative danno comunque una prima idea dei li velli scolastici di un data popolazione; b) i tassi di passaggio da un tipo di scuola all ’ altro calcolati facendo il rapporto tra gli iscritti al primo anno di un dato tipo di scuola (meno i ripetenti di quell ’ anno) e i licenziati dell ’ anno precedente (i limiti di que sto indicatore, come del precedente, sono soprattutto dovuti al fatto che i trasferimenti degli studenti non vengono registrati nelle statistiche ufficiali); c) i tassi di regolarità o di selezione calcolati facendo il rapporto tra gli iscritti ad un dato anno (meno i ripetenti di quell ’ anno) e gli iscritti all ’ anno precedente (meno i ripetenti) con tutti i limiti relativi perché il dato è depu rato dalle ripetenze ma non si possono distinguere gli abbando ni dai trasferimenti. Per cogliere questa dinamica consideriamo la situazione bolognese facendo un confronto con quella di una città del sud Per comprendere il giovane che si presenta sul mercato del lavoro emiliano bisogna cercare di ripercorrere il suo iter di studio-lavoro a partire dalla scuola dell ’ obbligo.

3. Il percorso attraver so la scuola dell ’ obbligo e le scuole superiori

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