Problemi della transizione 1979
Disoccupazione giovanile
invalidi civili) ed i corsi legati alla formazione professionale permanente rivolti a lavoratori già inseriti in settori produttivi che vogliano riqualificarsi. Il primo tipo di corsi ha coinvolto nel 1972-73 2.657 allievi che sono passati a 3.709 nel 1978- 1979; il secondo tipo di corsi nel 1978-79 ha raggiunto 3.652 lavoratori. Ora è evidente che soprattutto il primo tipo di corsi indica la tendenza ad un iter molto più mirato e breve di studio. Un ’ ulteriore riflessione può essere fatta analizzando i dati presentati dall ’ ufficio Studi della Camera di Commercio 51 . In questa pubblicazione sono riportati gli iscritti ai vari anni di corso per il periodo 1974-75 e 1977-78 per tutte le scuole supe riori ed anche se non è possibile distinguere tra ripetenze e ab bandoni il rapporto tra gli iscritti ad un anno rispetto agli iscritti dell ’ anno precedente è un indicatore (approssimativo) di regolarità scolastica. Si può così osservare che nel periodo con siderato hanno proseguito gli studi dopo il III anno solo il 14,8% degli iscritti negli istituti professionali industriali, il 31,9% in quelli commerciali, il 20,0% in quelli femminili e l ’ 82% in quelli per l ’ agricoltura. La continuità negli studi è d ’ altra parte limitata anche ne gli istituti tecnici industriali ed infatti (a parte la diversa entità delle ripetenze) arrivano al V anno il 58,6% degli iscritti al I anno negli istituti tecnici industriali; il 77,8% negli istituti tec nici commerciali e per periti aziendali; il 63,8% negli istituti tecnici agrari; il 71,1% negli istituti tecnici femminili ed il 64,8% negli istituti tecnici per geometri. Si può quindi ritenere che soprattutto chi frequenta gli istituti tecnici industriali tende a considerare questo tipo di scuola come una prima tappa verso il lavoro mentre invece gli iscritti agli istituti tecnici commercia li agrari e femminili possono tendere a valutare questa scuola come una scuola «lunga» da frequentare fino alla fine. Ancor più elevate sono poi le percentuali di coloro che ar rivano al termine dei licei e dell ’ istituto magistrale per cui di fronte al rapporto studio-lavoro si hanno due primi tipi di per corsi tra di loro molto differenziati: uno tendente all ’ inserimen to più rapido possibile nel mondo del lavoro (per cui si sceglie un istituto professionale, una scuola professionale breve o ci si iscrive ad un istituto tecnico industriale pensando di abbando narlo una volta trovato un lavoro) ed un percorso invece di scuola lunga per poi proseguire all ’ università. Le difficoltà di trovare lavoro e la riuscita scolastica tendo no a far emergere tutta una serie di situazioni diverse da questi due casi «puri» per cui da una parte c ’ è lo studente che vorreb be inserirsi subito nel lavoro e non trovandolo utilizza la scuola come parcheggio e dall ’ altra c ’ è lo studente che vorrebbe anda re all ’ università ma che dopo una serie di bocciature viene al lontanato dalla scuola e costretto ad un più immediato ingresso nel lavoro. Il problema dei drop-outs cioè degli studenti che escono dal sistema scolastico senza aver terminato un iter regolare è in fatti spesso legato alla non riuscita scolastica 52 e per dare una
51 Ufficio Studi Camera di Commercio di Bologna, Indagine sull'istruzione seconda- ria superiore, aspetti strutturali e previsio ni, Bologna 1979. 52 Per avere un confronto tra la situazione molto migliore dei drop-outs bolognesi ri spetto a quelli di Napoli rinviamo alla ri
cerca coordinata da Pugliese citata nella
nota 15.
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