Problemi della transizione 1979

Disoccupazione giovanile

mente dettagliata è l ’ indagine fatta in Lombardia su tutti gli studenti frequentanti la scuola media inferiore nel 1975-76 e da questa indagine è risultato che ben oltre 100.000 studenti (il 25,5% di tutti gli studenti frequentanti) ha svolto attività lavo rative durante tutto l ’ anno o durante i mesi estivi. Di questo 25,5% il 13,2% ha dichiarato di lavorare con i genitori tutto l ’ anno, il 9,0% di lavorare con i genitori ma solo durante l ’ esta te ed il 3,3% di lavorare per conto terzi. Inoltre, sempre dai da ti di questa ricerca, risulta che sono soprattutto i figli di lavora tori in proprio (contadini, negozianti, artigiani ecc.) che svol gono attività lavorative (lavorando ben il 39% di questi stu denti) essendo poi più diffuso il lavoro nelle zone rurali ma ele vato anche in quelle urbane. Questa diffusione del lavoro minorile la si ritrova anche nelle ricerche fatte a Catania e a Napoli dove le esperienze di la voro (al livello familiare e per conto terzi) si intrecciano però con due caratteristiche che si differenziano rispetto alla situa zione lombarda: il maggior stato di bisogno della famiglia del sud (per cui il minore è spinto al lavoro per aiutare la famiglia) e la conseguente maggiore durata del lavoro minorile che porta a tassi di ritardi scolastici molto più rilevanti e, in molti casi, anche alla uscita di fatto dalla scuola dell ’ obbligo. In relazione alla situazione emiliana la possibilità di utiliz zare la stima media ipotizzata da Frey come tassi di lavoro mi norile sulla popolazione tra i 10 e i 15 anni ci sembra da valuta re con una certa cautela. Infatti sul lavoro minorile sembrano incidere fattori diversi come l ’ organizzazione del lavoro fami liare (ad esempio indipendentemente dal reddito che può essere anche molto elevato, una famiglia in cui vi siano attività lavo rative a domicilio tende a spingere il minore ad una collabora zione), le necessità economiche della famiglia ed il desiderio di maggiore autonomia economica del minore; per quanto riguar da una provincia come Bologna è difficile valutare il peso di questi tre fattori anche se la correlazione trovata in Lombardia e nelle due città del sud tra estensione del lavoro minorile e ri tardi scolastici nella scuola dell ’ obbligo sembrerebbe far ritene re che le esperienze di lavoro a Bologna al livello della scuola media inferiore siano più limitate. Diversa è invece la situazione al livello della scuola media superiore dove, come abbiamo visto, sono disponibili ricerche fatte a Parma, Ferrara e Bologna dalle quali risulta che la per centuale di studenti che ha avuto esperienze lavorative durante l ’ anno o durante i mesi estivi varia intorno alla percentuale del 50% 54 . A Bologna la ricerca fatta da Giovanna De Sabbata su tutti gli alunni di un liceo scientifico (il Fermi) ha messo in evidenza che nel 1976 ben il 45% delle femmine ed il 56% dei maschi in tervistati (in tutti e cinque gli anni di liceo) ha indicato di aver svolto attività lavorative per un totale di ben 190.000 ore, re tribuite mentre solo il 22% di tutti gli allievi ha espresso il suo disinteresse per esperienze lavorative.

54 Per i riferimenti bibliografici vedi C a pecchi , Sviluppo economico emiliano, ruolo dell ’ industria metalmeccanica, pro blema del mezzogiorno, cit.

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