Problemi della transizione 1979

Disoccupazione giovanile

Tav. 30 - Lavoro dei laureati di Magistero dell ’ università di Bologna a due anni dall ’ ultima sessione di laurea.

Laureati Magistero 1969/1970 F

Laureati Magistero 1973/1974 F

M

M + F

M

M + F

89,2

Insegnante 1

82,5

36,4

83,8

43,1

34,8

Imp. enti priv. o industria

3,6 3,6 1,2

0,6 1,5 1,5

2,4 4,4 5,3

2,0 4,7 5,8

1,2 1,9 1,4

Imp. enti pubblici

5,9 7,8

Operatore sociale culturale, ricerc.

86,1 10,1

97,6

56,8 25,5

46,9 32,9

88,3

48,9 31,4

Totale lavoro stabile Lavoro saltuario scuola 2 Altro lavoro saltuario Totale lavoro saltuario

8,4 2,1

1,2 1,2 2,4

2,4

2,0

1,4

1,5

12,5

10,5

27,5 15,7

34,3 18,8

32,9 18,2

Non lavoro

1,4

1,2

100,0

100,0 (338)

100,0 (421)

100,0

100,0 (207)

100,0 (258)

Totale

(83)

(51)

1 Di ruolo, incaricati a tempo indeterminato, supplenti annuali. 2 Supplenze non annuali. Fonte: Istituto di Scienze dell ’ Educazione di Bologna: ricerche coordinate da Mario Gattullo e Lucia Giovannini.

facoltà sono sicuramente generalizzabili i dati della facoltà di Magistero che evidenziano una caduta nelle occupazioni stabili nell ’ insegnamento non compensata da altre occupazioni stabili nel terziario e con quindi un prolungamento in attività saltuarie e part-time. Rispetto a queste facoltà che orientano i propri studenti verso attività comunque terziarie l ’ offerta di posti da parte di strutture industriali o agricole può essere rifiutata pro prio perché troppo distante dal proprio tipo di formazione e troppo poco remunerativa (anche per l ’ assenza di qualifica) e in definitiva anche troppo poco consistente (la domanda di lavoro in attività industriali e agricole non è certamente così estesa da presentarsi in modo consistente verso questo tipo di studenti). Si presenta quindi un problema che in Emilia è molto avvertito e cioè la presenza di studentesse e laureate in facoltà umanisti che o assimilate che sono in cerca di un lavoro stabile. Su que sto punto le indicazioni emerse dalla conferenza di facoltà di Magistero segnalavano la possibilità di tener conto dei lavori saltuari e part-time che già sono fatti. Se infatti anche in termi ni politici è difficile pensare ad una ulteriore dilatazione di po sti nel terziario (anche se è necessario mettere in discussione tutta l ’ organizzazione del terziario che è un settore fin troppo articolato) molto diverso può essere l ’ obiettivo di trasformare le attività lavorative che già sono fatte da attività «precarie» e non tutelate sindacalmente ad attività stabili. Si potrebbe perciò ad esempio cercare di agevolare (conce dendo la sede, aiutando tecnicamente ecc.) la formazione di cooperative di servizi (per l ’ infanzia, per attività editoriali e di traduzioni ecc.) in modo da trasformare i lavori che vengono svolti saltuariamente (anche se, come abbiamo visto, con una certa regolarità) in lavori molto più stabili e tutelati. Natural mente questo vale soprattutto in una situazione come quella bolognese dove è assente una disoccupazione strutturale degli adulti e dove vi sono numerose occasioni di lavoro saltuario o part-time-, in altre zone il problema si presenta in maniera mol to più difficile.

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