Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
b) La situazione delle facoltà prevalentemente maschili come Ingegneria, Medicina, Legge ed Economia è molto diver sa. Anche per queste facoltà la riduzione di posti nell ’ insegna mento o in impieghi pubblici aumenta le difficoltà occupazio nali, ma i dati delle liste di disoccupazione speciale sembrereb bero indicare che queste facoltà a Bologna, e in generale in Emilia-Romagna, offrono possibilità occupazionali molto maggiori. Tra queste facoltà vi sono poi probabilmente anche molte differenze: abbiamo infatti già visto come il lavoro degli studenti in queste facoltà possa essere durante gli studi molto limitato (Ingegneria e Medicina) o molto elevato (Economia) e anche la situazione occupazionale dopo la laurea può essere di versa. Su questo punto i dati disponibili sono molto scarsi (e non sono sufficienti le conoscenze che ci vengono dalle iscrizio ni alle liste di disoccupazione speciali) e a titolo di esempio pos siamo ricordare le preoccupazioni occupazionali espresse negli atti della recente conferenza della facoltà di Ingegneria in cui alla base di una serie di valutazioni e riflessioni si è avvertita in questi ultimi anni una caduta nelle possibilità di trovare un la voro e soprattutto di trovare un lavoro coerente con la specia lizzazione acquisita. c) Un terzo punto più generale è relativo al problema del rapporto studio-lavoro nelle sue dimensioni territoriali. I dati disponibili permettono di formulare l ’ ipotesi che gli sbocchi oc cupazionali dopo la laurea possano essere dipendenti dal mer cato del lavoro della zona in cui la sede universitaria è collocata per cui sarebbe meno efficace sul piano occupazionale la mobi lità del lavoro dei laureati dopo la laurea e verrebbero pertanto ad essere incoraggiate le «migrazioni interne» nel periodo degli studi prima della laurea. Se questa ipotesi è valida questo signi fica che se permangono le maggiori possibilità di occupazione emiliano-romagnole c ’ è da attendersi un consolidamento del flusso di studenti che provengono da altre regioni (flusso di stu denti che è già consistente) e di questo fenomeno sociale occor re prenderne atto anche all ’ interno dell ’ università di Bologna attuando una strategia di politica culturale in positivo in colle gamento con le strategie politiche più generali di riequilibrio dello sviluppo economico e sociale tra le regioni del centro- nord e quelle del sud. Abbiamo già ricordato le caratteristiche principali dei gio vani iscritti alle liste speciali ed è possibile tentare un primo bi lancio della esperienza tenendo conto dei dati regionali e della provincia di Bologna 62 . L ’ analisi di questi dati fa emergere un primo insieme di ele menti su cui è bene riflettere: a) innanzi tutto il numero dei giovani avviati attraverso la legge 285 dall ’ agosto 1977 al 30 giugno 1979 è risultato di 3.801 (di cui 2.296 donne) e di questi 1.187 sono stati assunti a tempo indeterminato, 734 con contratti di formazione, 1.496 per progetti specifici nella pubblica amministrazione e 286 presso cooperative convenzionate. Il numero dei giovani avvia ti al lavoro attraverso la 285 è quindi solo il 13,7% degli iscritti alle liste speciali e se si considerano i dati nazionali gli avvia menti che sono risultati 46.000 su di un totale di oltre 800.000 iscritti indicano una percentuale ancora più limitata: il 5,8%. È evidente quindi che la maggior parte dei giovani avviati al la
6. La legge 285 sulla occupazione giovanile e le esperienze studio- lavoro
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