Problemi della transizione 1979

Disoccupazione giovanile

zia o nell ’ industria metalmeccanica). Naturalmente questo non vuol dire che non ci siano giovani che accettano anche questi ti pi di lavori ma ovviamente la scelta lavorativa è transitoria e si continua a cercare lavori nel terziario (questo spiega la incredi bile affluenza di domande per un concorso pubblico per bidel lo, applicato ecc.). In definitiva quindi per quanto riguarda la situazione deH ’ Emilia-Romagna e di Bologna (che ripetiamo è una situa zione molto particolare perché si tratta di una regione in cui c ’ è una espansione della domanda ed in cui manca una disoccupa zione strutturale) la legge 285 non ha individuato l ’ intera gam ma dell ’ offerta del lavoro giovanile ma solo una sua particolare componente. Bisogna pertanto evitare di generalizzare i com portamenti e le analisi legati ai «giovani» della 285 in quanto pur costituendo un problema vero (il problema del passaggio da una occupazione dell ’ economia parallela ad un impiego sta bile che sia il più vicino possibile alla formazione ricevuta) non possono essere fatti errori di generalizzazione. Uno dei meriti d ’ altra parte di questa legge è stato quello di far emergere alcune rilevanti problematiche e di presentare alcune esperienze che sono molto interessanti da seguire. In questa direzione vi sono soprattutto tre tipi di esperienze che possono essere sottolineate: a) l ’ esperienza delle cooperative soprattutto agricole; b) l ’ esperienza in fabbrica delle donne con elevato titolo di studio; c) l ’ esperienza di lavoro estivo di stu denti nelle fabbriche metalmeccaniche che pur non essendo di rettamente legata alla 285 è nata come iniziativa sindacale nell ’ ambito delle riflessioni fatte in seguito alla 285. Accenniamo solo brevemente ai problemi e ad alcune si tuazioni emerse. Per quanto riguarda le esperienze di coopera tive dalla entrata in vigore della legge al 30 giugno 1979, sono state costituite ventun cooperative di cui nove a Bologna e di queste diciassette sono cooperative agricole. Se consideriamo ad esempio la cooperativa Avola formata da circa 150 soci e nella quale attualmente 32 giovani sono coinvolti nei progetti speciali della regione i problemi affrontati sono facilmente de ducibili da questa parte di un loro documento in cui si prende posizione nei confronti dei progetti speciali: « 1) Rifiuto dell ’ as sistenzialismo, nel senso che vogliamo evitare di ripetere tristi esperienze passate come i Cantieri Fanfani, cercando invece di riuscire a dare e darci una risposta sui lavori che andiamo a svolgere pretendendo che tutto questo sia inserito ed abbia un senso in programmazioni più ampie sul territorio. 2) Migliore uso possibile del denaro pubblico (che è il de naro col quale sono finanziati questi progetti) per sottolineare il mancato confronto, nella fase di elaborazione dei progetti, con gli altri enti preposti a programmare sul territorio o diretti conoscitori dello stesso (Comunità montana, Movimento coo perativo, Comuni ecc.) per non incorrere nel rischio di fare la vori ripetitivi dal punto di vista tecnico e socialmente inutili o quasi per quanto riguarda i progetti “ manuali ” . 3) Acquisizione di professionalità, denotando mancanza di una adeguata assistenza tecnica da parte del personale com petente parallelamente alla mancanza sia per gli operai che per i tecnici di strumenti ed attrezzi adatti a quel tipo di lavoro». Si tratta di problemi che sono comuni anche alle altre coo perative agricole di giovani la cui consapevolezza denota la vo lontà di una affermazione della propria personalità nel lavoro.

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