Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

gli spazi possibili e le tendenze realmente in atto (e questo vuol dire ancora una volta uscire dalla genericità di termini come «sistema industriale» o anche di analisi a livello dei grandi ag gregati settoriali e avere la pazienza di affrontare questa temati ca comparto produttivo per comparto produttivo e solo dopo questa disamina molto analitica ricostruire le tendenze gene rali). Questa attenzione alle dinamiche dei comparti produttivi deve essere fatta tenendo conto della compresenza, particolar mente rilevante in Emilia-Romagna, della economia esplicita e della economia parallela. a2) L ’ obiettivo di fondo è rappresentato dunque dalla conquista di una capacità di controllo su tutto il mercato del la voro, sia quello dell ’ conomia esplicita che quello dell ’ economia parallela. Tale problema investe in primo luogo il sindacato che deve adeguare la sua organizzazione e allargare la sua ini ziativa politica non solo per poter agire nei confronti dell ’ eco nomia parallela (attualmente «libera» da qualsiasi vincolo sin dacale e istituzionale) ma anche per collegarsi con una parte molto consistente di lavoratori dell ’ economia esplicita che, co me abbiamo visto, non hanno con il sindacato rapporti diretti. Sarebbe sbagliato però considerare il controllo del merca to del lavoro un problema soltanto sindacale: le tappe per per venire a questo controllo e le modalità con cui il problema può e deve essere affrontato sono ancora da chiarire e coinvolgono sia le istituzioni che le forze politiche. C ’ è ad esempio, a monte del controllo del mercato del lavoro, una questione fondamen tale: ci riferiamo agli strumenti e alle iniziative istituzionali che devono essere messe in atto per una coerente politica di divieti (blocco delle licenze, della concessione di aree ecc.) che impedi sca non solo ai grandi gruppi ma anche alle piccole e medie aziende di continuare a investire al Nord nelle regioni a più alto sviluppo e in condizioni di mercato del lavoro saturo. Problemi di organizzazione del lavoro, problemi di rela zioni industriali si intersecano inoltre con la necessità di pro fonde modifiche legislative, sia per quanto riguarda gli oneri sociali (è evidente, ad esempio, che una percentuale così elevata di oneri sociali sul salario lordo può spingere sia datore di lavo ro che lavoratore verso l ’ economia parallela; d ’ altra parte è chiaro che l ’ introito che lo stato riceve da questi oneri sociali dovrebbe poter rimanere inalterato attraverso una tassazione sui profitti reali e questo comporta un controllo fiscale non ina deguato come quello attuale), sia per quanto riguarda una ge stione unificata del collocamento che colleghi strettamente espansione e qualificazione produttiva di tutta una serie di comparti con specifici e articolati progetti di formazione pro fessionale. A questo proposito si pone la necessità di una profonda ri flessione sulla legge 285, il cui bilancio per ora fallimentare non deve diventare l ’ alibi per il non utilizzo dei fondi stanziati (oltre 1.000 miliardi rimasti praticamente inattivi). Una parti colare attenzione potrebbe essere rivolta nella nostra regione a due questioni: le iniziative di autorganizzazione dal basso mes se in atto dai giovani nelle varie realtà del nostro Paese, allo svi luppo e alla crescita delle quali potrebbe venire un significativo contributo di esperienza da parte del movimento cooperativo; i problemi relativi allo sviluppo e alla qualificazione dell ’ occupa zione femminile.

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