Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

potesse tradursi in potere economico, che le garantite libertà ci vili potessero degenerare in potentati di fatto, fonti l ’ uno e gli altri di ben più grave soffocazione e di ben più profonda disu guaglianza fra gli uomini. Questo sarà compito di un ’ altra clas se sociale, successivamente ascesa alla ribalta della storia politi ca, e di una classe antagonista alla borghesia, che dalla propria esperienza storica sarà indotta a scoprire nei rapporti privati di produzione, al di là degli apparati formali dello Stato, la fonte reale del potere. Nella Carta di Weimar e poi, sia pure in disuguale misura, in tutte le carte costituzionali dell ’ occidente europeo, caratte rizzate dal diretto apporto dei partiti operai alla loro elabora zione, si manifesta un ’ idea nuova di Costituzione: non solo co me opposizione al dispotismo politico, come assoggettamento al diritto del rapporto fra Stato e cittadini; ma anche come op posizione al dispotismo economico e, più in generale, dei po tentati di fatto della società civile, come giuridificazione, con solenni norme di principio, dei rapporti fra cittadini. La Costi tuzione cessa di essere, anche se questa formula viene tuttora meccanicamente ripetuta, solo la fonte suprema del diritto pubblico, regolatrice della forma di governo e delle guarentigie di libertà dei cittadini nei confronti dello Stato; diventa, al tem po stesso, la legge fondamentale del diritto privato, regolatrice di rapporti fra privati, anche fra i privati imprenditori e i «pri vati» lavoratori, fra i privati proprietari e i «privati» non pro prietari. Dobbiamo proprio dimenticare Weimar? tornare alle con cezioni formali del potere? Impera oggi una sociologia formali stica, che certo Baget Bozzo non condivide, la quale vede il po tere dappertutto, purché vi sia un minimo di investitura forma le, un minimo di ufficialità: nella divisa del carabiniere, nel re gistro del professore, persino nel fischietto dell ’ arbitro di cal cio. Ma a questa visione, come dire, pantocratica della società sfugge — è proprio un caso? — il potere di fatto, sfugge il pote re economico: quello che pure (Baget Bozzo non lo ha dimenti cato) Dossetti definiva «il più tirannico dei poteri». Costruia mo, certo, il «vero» Stato di diritto; ma costruiamolo capace di misurarsi, all ’ interno come all ’ esterno, con il vero tiranno.

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