Problemi della transizione 1979

La casa: si sa solo che non si sa

di Giuseppe Campos Venuti

Decine di migliaia di sfratti hanno colpito negli ultimi mesi le famiglie più povere, senza che il governo sia riuscito a mette re in piedi uno stock di alloggi da utilizzare per l ’ emergenza: questa irresponsabile imprevidenza, ha costretto ancora una volta a rallentare il processo che — dopo quasi mezzo secolo — mira a realizzare uno sblocco equilibrato degli affitti di abita zioni. Non voglio affrontare in questa sede l ’ intera questione della casa in Italia, come pure la rivista si propone in altro mo mento di fare: più che entrare direttamente nel merito del pro blema, desidero affrontare brevemente invece una questione di metodo che sta alla radice del dibattito e delle scelte. Voglio ac cennare cioè al problema dell ’ informazione, della conoscenza, e quindi della «cultura della casa» in Italia. Può sembrare strano avanzare critiche a questo proposito, perché in effetti sempre più spesso negli ultimi anni le forze po litiche e sindacali e la stampa si sono impegnate sull ’ argomen to: né la questione che qui mi interessa sollevare, riguarda di rettamente il modo con cui il governo e la maggioranza parla mentare hanno risolto il problema della casa (o meglio non l ’ hanno risolto affatto). Mi riferisco invece alla qualità delle co noscenze prese a base della discussione e diffuse fra l ’ opinione pubblica: su questo punto le riserve appaiono plausibili, anche a prima vista, ma ben pochi sembrano preoccuparsene, tanto sulla stampa quanto fra le forze politiche e sociali che pur si di cono insoddisfatte delle scelte operate. Non si tratta di qualche dato fuori posto o di qualche cifra mancante, o ancora di qualche elaborazione statistica azzarda ta: occorre dire chiaro e tondo che sulle abitazioni in Italia non si sa nulla di preciso, se non che quanto si sa (o si fa sapere) non risponde assolutamente al vero. A cominciare dall ’ informazio ne più elementare, cioè quante abitazioni si costruiscono. Più di un anno fa il presidente della commissione lavori pubblici della Camera denunciava sull ’ «Unità» che circa gli alloggi co struiti negli anni 1976 e 1977, l ’ ISTAT — cioè l ’ organismo sta tale preposto alle statistiche — forniva dati inferiori al reale nella misura del 40 per cento! L ’ informazione era ricavata da altre elaborazioni dell ’ ISTAT, per esempio sul consumo di ce mento o ancor più sui finanziamenti erogati dalle banche: ed era confermata in modo lampante dalla scomposizione del dato nazionale della produzione edilizia, alla formazione del quale mancavano del tutto numerosi comuni ed altri erano presenti con dati manifestamente inferiori al reale. In pratica i circa 100.000 alloggi mancanti nei due rilevamenti (perché erano state denunciate 150.000 abitazioni realizzate invece di 250 mila!) rappresentavano le costruzioni abusive e quelle che i co muni avevano omesso di segnalare. Può essere divertente ricordare a questo proposito un lap sus — freudiano? — dell ’ «Unità», che titolava l ’ articolo in que stione, Servono ogni anno 300.000 alloggi, il doppio di quelli costruiti nel 1977, costringendo l ’ onorevole Peggio a precisare due giorni dopo, che quel titolo «afferma esattamente il contra

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