Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

rio di quanto ho cercato di mettere in luce»! Cosa era dunque successo? Il fattQ è che il tambureggiamento di false informa zioni sulla produzione di abitazioni ha prodotto ormai in tutti una sorta di riflesso condizionato: per cui appena sentiamo parlare di «case», pensiamo automaticamente che sono «po che»! In questo caso i dati raccolti sono stati quindi utilizzati «acriticamente», consentendo ad una stampa in larga misura suggestionata di allargare a macchia d ’ olio la falsa informazio ne. L ’ argomento sul quale invece troppo spesso ci si dimentica di fornire dati, è quello relativo alla qualità della produzione edilizia: sul fatto cioè che questa resta in gran parte privata per ché il governo rallenta il finanziamento di quella pubblica, sul fatto che gran parte delle costruzioni sono case di villeggiatura ed edicifi direzionali e non servono dunque come abitazione primaria e infine sul fatto che gli alloggi nuovi realizzati dai pri vati sono messi sul mercato a prezzi insopportabili per gran parte delle famiglie. Ricordiamoli per memoria: per l ’ acquisto di una casa di modeste dimensioni il mutuo per 15 anni (ma i più sono a 10 e a 5 anni e dunque assai più onerosi), non costa meno di 300.000 lire al mese, mentre la stessa casa data in af fitto non scende mai sotto le 200.000 lire al mese. Non è dun que di «queste» case che ha bisogno la gente ed è allora sempli cemente assurdo parlare del numero delle costruzioni invece che del loro costo sul mercato: eppure con una informazione falsa massicciamente diffusa, da pochi smentita (e con gli in convenienti capitati all ’ onorevole Peggio) e quindi di fatto ac cettata dall ’ opinione pubblica, siamo riusciti a convincere la gente che il puro e semplice sostegno quantitativo dell ’ edilizia privata risolverà il problema della casa. Sempre per suggestionare meglio l ’ opinione pubblica viene usato artificiosamente il confronto con la produzione degli altri paesi membri del Mercato Comune Europeo; ricordando che in Francia o in Germania le abitazioni realizzate ogni anno per 1000 abitanti sono assai più di quelle costruite in Italia. In que sto caso si omette costantemente di ricordare che in quei paesi il reddito prò capite è almeno altrettanto più alto del nostro: in formazione che invece ricorre puntualmente quando si parla di aumenti salariali, di pensioni o di spese sociali. Trascurando di interrogarsi quindi sul settore di investimento che andrebbe prosciugato in Italia, per far fronte ai maggiori investimenti in abitazioni: atteggiamento questo che in linguaggio corrente si chiama volere la botte piena e la moglie ubriaca. Né in materia di confronti con i vicini paesi occidentali, si informa l ’ opinione pubblica del fatto che il patrimonio abitati vo italiano, specialmente quello degli ultimi 30 anni, è compo sto da alloggi del 20 e del 30% più grandi di quelli d ’ Oltralpe; il che vale perfino per gli alloggi popolari costruiti con le sov venzioni o le agevolazioni statali. E quando, almeno per questi ultimi, lo scorso anno una legge ha richiesto una riduzione di superficie, si è scatenato il coro delle disinformate proteste: an che a sinistra, dove molti hanno detto che si confondeva il «ne cessario rigore» con il «deprecabile rigorismo». A dimostrazio ne ulteriore che spesso la furbizia bizantina sostituisce la neces saria conoscenza. Più spesso però non si tratta soltanto di informazioni pas sate sotto silenzio, ma di vera e propria mancanza di informa zioni. Ricordo a questo proposito la discussione durata per an

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