Problemi della transizione 1979
Programmazione
gioranze parlamentari e delle corrispondenti coalizioni gover native; di riorganizzare gli apparati del governo e quelli del parlamento secondo un principio di accorpamento per settori organici di materie che, soprattutto nel campo dell ’ economia si rivela necessario, data la sempre più profonda interrelazione tra politica ed economia; di riformare il sistema delle autono mie mediante l ’ attribuzione agli enti locali — dal comune, all ’ ente «intermedio» — di un potere nella programmazione re gionale, sì da esaltare il ruolo delle Regioni cui gli statuti dal 1971 riconoscono una titolarità primaria e autonoma nella programmazione economica nazionale; di riformare i rapporti tra le pubbliche amministrazioni e i centri di potere economico pubblico (da quelli del sistema bancario, in cui occupa una po sizione di centralità la Banca d ’ Italia, a quelli delle partecipa zioni statali) da un lato, e il sistema dell ’ organizzazione pubbli ca centrale e decentrata dall ’ altro lato; di introdurre elementi innovatori nelle relazioni tra stato e sindacati tali da raccogliere con modalità coerenti con il ruolo rispettivo delle istituzioni politiche e delle organizzazioni dei lavoratori i dati risultanti dalle conquiste consacrate nella contrattazione collettiva circa i diritti di informazione, come strumento di concorso dei lavora tori allo sviluppo produttivo delle imprese e dell ’ economia pri vata e pubblica in generale. Come si può anche in sede culturale contribuire ad una elaborzione dei processi che tra contrasti tanto aspri vanno de lineandosi, con una spinta che si è rivelata più consistente nei rapporti tra le parti sociali anziché in quelli delle forze politi che? Va detto senza esitazione che tale contributo può essere validamente dato se si ha consapevolezza della necessità di as sumere come strumenti validi di avvio alle ulteriori necessarie elaborazioni, oltre che alle future iniziative politiche e sociali, i frutti dell ’ impegno esplicato negli ultimi anni sul duplice e con corrente fronte dell ’ azione dei partiti e delle istituzioni rappre sentative, da un lato, e dei sindacati e dei consigli di fabbrica dall ’ altro lato. Sulla base di una spinta della classe operaia, che mobilitando le sue energie in una tensione fortemente unitaria (che non elidè una dialettica «interna» di varia efficacia) ha po tuto conseguire obiettivi immediati nello scontro diretto con le forze padronali, ma anche stimolare specie nel sistema decen trato del potere pubblico iniziative per un ruolo programmato- rio riferito al «territorio» e quindi ai «settori» produttivi in es so insediati, siamo oggi in presenza di uno stadio significativa mente avanzato del processo di avvio ad un ’ impostazione di programmazione economica, che abbisogna di uno scagliona mento di «punti di forza» strategici nel sistema di potere socio politico per giungere al grado di completamento utile e necessa rio. Se si vuole cioè che la programmazione economica realizzi le condizioni di un governo democratico dell ’ economia a livello «nazionale», occorre che si portino sino in fondo le riflessioni teoriche e le iniziative politiche che hanno prodotto «spezzoni» di una prospettiva nuova che rischia altrimenti di chiudersi in un situazione di stallo pericolosa, quanto più provocata da inerzia del movimento operaio e democratico anziché da diret ta capacità di controffensiva dei ceti interessati ad avvalersi con le cortine fumogene della «libertà di mercato» di una inedita subordinazione dello stato ad una ancestrale ancorché irre sponsabile smania di rivincita, che potrebbe oltretutto avvan taggiarsi di certe debolezze dell ’ elaborazione culturale di parte
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